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Siracusa. Morte Valeria Pandolfo, la madre: “siamo ancora vittime di atti persecutori”

Mirella Abela dal 17 maggio 2021 cerca la verità e si domanda perché non le siano stati restituiti gli effetti personali di sua figlia

di Alessia Zeferino
15 Novembre 2022
Morte Valeria Pandolfo. La famiglia: “e se non si trattasse di una morte naturale?”
 

Sarà il secondo Natale senza Valeria per mamma Mirella e per l’intera famiglia. Il sorriso di quella 40enne aretusea, che in molti conoscevano in città, si è spento per sempre il 17 maggio del 2021 nel comune di Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta.

La storia di Valeria Pandolfo è la storia di una donna. Una storia piena di misteri. Perché è una storia talmente oscura e inspiegabile da sembrare quasi avvolta da fantasmi che svaniscono nel nulla in un luogo dal cui è impossibile uscire. Ma se dai fantasmi è possibile fuggire, la vita di Valeria sembra quasi essere stata travolta da una follia, quella del web, dove il suo essere “fragile” non era un limite e dove si sentiva protetta dai giudizi che spesso aveva incontrato nel corso del suo cammino. Una storia che dal capoluogo aretuseo si trascina prima sul web e poi in provincia di Caserta da dove Valeria tornerà priva di vita.

Da quel 17 maggio 2021 le bocche sulla sua morte sono ancora cucite, e la famiglia della Pandolfo continua, incessantemente, a pressare cercando in maniera spasmodica la verità. Com’è morta Valeria? Cos’è successo a quella giovane siracusana affetta da un “ritardo mentale di medio grado”?

A rompere il silenzio è ancora una volta Mirella Abela, la mamma di Valeria. Con il volto rigato dalle lacrime la Abela, persona conosciuta in città sia per il suo impegno politico ma soprattutto per quello sociale, dichiara di essere ancora al centro di veri e propri “atti persecutori”.

<Dal dicembre del 2019 – dice Mirella Abela – la mia vita e quella della mia famiglia è stata completamente stravolta a causa dei social, quegli stessi strumenti che dovrebbero aiutare a socializzare, perché mi spiace dirlo ma in una splendida città come Siracusa mia figlia Valeria non viveva in maniera inclusiva ed aveva bisogno proprio del web per tessere amicizie>.

<Interagiva con il mondo Valeria – dice Mirella – anche se io l’avvertivo di stare sempre attenta perché non si ha mai la vera idea di chi si trova dietro e dentro il web>.

<“Mamma c’è una donna che mi ha offesa al parco – narra senza trattenere le lacrime la Abela – e dice che questa non può essere mia figlia e che io non posso essere una mamma (la Pandolfo era mamma, ndr), c’è una persona che mi ha mancato di rispetto al bar” ed io correvo, correvo come farebbe qualsiasi madre di una persona fragile. Correvo per non fare sentire a Valeria il peso della diversità. Un giorno Valeria mi disse che a disturbare la sua quiete, per telefono, era una certa Jessica Lanzone>.

<Mi dice che faccio schifo, che sono una handicappata – continua a narrare Mirella piangendo nel ricordare la parole pronunciate dalla figlia – e mi inserisce anche in siti pornografici>.

Mirella Abela è un fiume in piena, una madre che ha perso sua figlia e che non riesce a trovare pace e rassegnazione: “Jessica Lanzone non esisteva o meglio si – dice la madre di Valeria – ma non era una donna ne tanto meno un’amica ed io ho subito cercato di mettere in guardia mia figlia ma non è bastato. Non è bastato metterla in guardia. Quella Jessica Lanzone ha continuato a perseguitare sia mia figlia sia me“.

<Io e la mia famiglia – dice la Abela – stiamo provando in tutti i modi possibili a cercare di elaborare il lutto anche se sembra impossibile in quanto siamo inghiottiti e vittime di continui atti persecutori che continuiamo a denunciare>.

<Il mio nome gira ovunque come fosse una trottola, gira e non si ferma – afferma Mirella Abela – ma nonostante la diffamazione e il fango che mi viene gettato addosso non mi fermerò mai per capire cos’è successo davvero a mia figlia. Voglio capire chi e come mai qualcuno ha continuato a prelevare, tramite lo sportello delle Poste, con la carta di mia figlia nonostante fosse deceduta da due mesi. Chi è stato? Voglio delle risposte! Voglio capire perché la giustizia sembra andare a rallentatore mentre la mia vita e quella dalla mia famiglia sembra essere gettata all’interno di un tritacarne. Voglio comprendere chi, cercando di intimorirci con un video, mostrava un foglietto di carta con sopra scritto “sono qui”. Ho bisogno di risposte ed ho bisogno che la legge si velocizzi contro chi ha distrutto nostra vita>.

I fantasmi sembrano continuare a perseguitare la famiglia di Valeria ma mamma Mirella, mamma coraggio, resta in attesa di una svolta decisiva che possa fare luce sul mistero ancora irrisolto della morte di sua figlia e sulla cattiveria di chi, giornalmente, ha deciso di prenderla di mira senza sosta, senza tregua.

<“Io sono qui” – conclude Mirella Abela – e questa volta lo dico io senza paura come ho sempre fatto. Le domande che mi pongo sono tante, troppe, eccessive. Perché dal 17 maggio 2021 non mi sono stati restituiti gli effetti personali di mia figlia? Perché non ho un suo documento? Il suo cellulare? I suoi vestiti? I suoi occhiali?>.

 

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Tags: indagini morte Valeria PandolfoMorte Valeria PandolfoPrata SannitaValeria Pandolfo
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