
News Siracusa: la consigliera nazionale dell’associazione Italia Nostra, Liliana Gissara interviene in merito alla decisione presa dalla Rete Ferroviaria Italiana di tagliare, con l’entrata in vigore dell’orario estivo, i cinque treni a lunga percorrenza dalla Sicilia verso la Penisola.
“L’ennesimo affronto all’Isola – commenta duramente Liliana Gissara – nessuno si pone il problema del disagio degli utenti. Sfido il Ministro e Trenitalia a provare che cosa significa partire da Siracusa o da Palermo con un regionale, recarsi armi e bagagli da Messina Centrale a Messina Marittima a piedi, salire sul traghetto per Villa S. Giovanni e una volta sbarcati al porto, raggiungere la Stazione di Villa S. Giovanni che trovasi notoriamente lontana dall’approdo e salire sull’agognato treno per il Continente…………..già sul Continente.
Tutto questo, sia di giorno sia di notte – continua Gissara – sia col sole sia con la pioggia, sempre armi e bagagli al seguito.
Viaggiatori singoli, famiglie con bambini, scolaresche. Senza dire che un ritardo, come spesso accade, del “regionale” per Messina può compromettere le coincidenze con gli altri mezzi, traghetto, treno a Villa San Giovanni, lasciando i viaggiatori letteralmente per strada.
Che significa? Preoccupazione, tensione, disagi e ulteriori spese per il superamento dell’inghippo.
Una “polpetta avvelenata” per i Siciliani che si ostinano a viaggiare in treno sulla lunga percorrenza per una serie di validissime ragioni e per esercitare un diritto che ad altri Italiani è riconosciuto senza remore.
Il treno è la storia della mobilità, è un servizio ed è un diritto, non un fatto speculativo.
I Siciliani pagano le tasse esattamente come i Lombardi che hanno a disposizione decine di FRECCIAROSSA al giorno per ogni dove della penisola, fino alla Campania e come loro, hanno diritto anche ai treni per il Continente.
Non parliamo poi di quel “sofisticato” concetto che è la mobilità sostenibile. Muoversi dalla Sicilia in tali condizioni diventa una fatica immane ed un insostenibile dispendio di tempo e di denaro.
Parafrasando una nota pubblicità – conclude Gissara – viene da dire: che vogliamo di più? Ma è ovvio: il ritorno alle carrozze a cavalli.”

