News Siracusa. «La superficialità di chi ci gestisce, non deve diventare una minaccia per la nostra salute».
Cosi il capogruppo di Amo Siracusa commenta il servizio andato in onda ieri sera nel programma Report di Rai 3 dove, sottolinea Gaetano Favara «non è emerso nulla di nuovo, semmai hanno rafforzato i convincimenti dei molti,che con parecchi interrogativi hanno accostato i dubbi dei tanti, che tra paura e incertezze accompagnano da più di un mese un’emergenza sul quale bisognava prevenire, e non intervenire nel peggiore dei modi dietro il silenzio e il tentativo di blasonare l’evidente stato avanzato di piena emergenza e disfatta risoluzione».
«Rafforzo in me la convinzione – aggiunge Favara – di non essere rappresentato per come dovrei, e non parlo da consigliere ma da ipotetico utente e paziente, e credo che come me la pensino decine di Siracusani. Il tentativo di voler far passare il nostro presidio come uno dei più avanzati e preparati all’emergenza è stato finalmente smascherato dal servizio di ieri sera su Rai 3, servizio dove non è stata da meno in termini esaustivi l’ espressione argomentativa del direttore generale dell’ Asp di Siracusa, così come l’ espressione di voler non citare chi doveva e deve prendersi le proprie responsabilità istituzionali; altrettanto vergognoso il dato sui chilometri di percorrenza che i tamponi provenienti dalla nostra provincia debbano percorrere prima di essere analizzati».
«Dovevamo essere la provincia più tutelata visto che accogliamo centinaia di trasfertisti per l’aspetto metalmeccanico e per quello turistico per le varie attrattive storiche che la nostra città racchiude, e invece siamo eclissati da una politica gestionale sanitaria e istituzionale dove messi in un angolo non dobbiamo esigere quello che ci spetta per diritto – continua ancora Favara – Racchiudo il mio intervento manifestando la massima espressione di cordoglio alla famiglia del direttore del museo del parco archeologico di Siracusa, così come tutte le famiglie colpite da tale dolore, messaggio che forse avrebbe dovuto fare qualcun’altro, invece di chiudersi dietro i silenzi in rispetto istruttorio, così come avanzo la mia solidarietà ai dipendenti del museo Paolo Orsi che, vogliano scusarmi se non invio una mail diretta ma tengo a dire che una vita umana vale più di qualsiasi altro reperto…».


