Siracusa. Si è sottoposto a un interrogatorio lungo sei ore, il magistrato Giancarlo Longo, ex pm a Siracusa, coinvolto nell’inchiesta della Procura di Messina. Longo è accusato di associazione a delinquere, falso e corruzione ha spiegato la propria posizione al gip di Messina, Maria Vermiglio. Non sono mancati momenti di sconforto durante l’interrogatorio svoltosi nel carcere di poggio reale dove Longo si ritrova rinchiuso dallo scorso martedì. Per l’avvocato Candido Bonaventura, infatti, l’intera vicenda per Longo è vissuta come un’umiliazione, difendendosi da tutte le contestazioni e si è difeso da tutte le contestazioni.
Tra le tesi accusatorie il fatto che il magistrato abbia ricevuto denaro. Ma Longo ha sostenuto che i soldi sarebbero stati un regalo dei suoceri come proverebbero gli estratti conto prodotti. <<Il legale spiega come ci sia una corrispondenza di somme e date che non si riscontra tra i prelievi fatti da chi, secondo i pm, lo avrebbe remunerato e i versamenti del magistrato>>.
Oggi, verranno interrogati l’avvocato Amara e l’imprenditore Centofanti, arrestati nello stesso blitz (LEGGI QUI). L’indagine, coordinata dal procuratore di Messina Maurizio de Lucia, si intreccia con un’altra inchiesta dei pm romani su sentenze del Consiglio di Stato “comprate”. Anche nel filone romano, che riguarda tra gli altri l’ex presidente del Consiglio di Stato Riccardo Virgilio, è coinvolto Amara.
Intanto, ci sono altri due magistrati indagati: si tratta del sostituto procuratore Marco Di Mauro e dell’ex pm Maurizio Musco, già condannato per abuso d’ufficio con sentenza definitiva in altro procedimento. Indagati anche l’avvocato Ornella Ambrogio e il suocero di Longo, accusato di riciclaggio.
Musco e Di Mauro, nei cui confronti sono state effettuate perquisizioni, hanno ricevuto l’avviso di garanzia nei giorni scorsi. Secondo i pubblici minisdteri di Messina, Longo, in cambio di denaro e regali, avrebbe pilotato una serie di indagini per favorire i clienti di due avvocati siracusani: Piero Amara, che è anche legale dell’Eni, e Giuseppe Calafiore che risulta essere irreperibile all’estero.


