Siracusa. Siamo comodamente sedute sopra due poltrone di quelle un po rétro e chiacchieriamo che fanno due amiche che non si vedono da tempo. Qualcuno pensa che io la stia intervistando. Invece no. Io ed Enza Tomaselli stiamo semplicemente parlando dei “novanta” cancelli della vita. Cancelli che ognuno di noi, per forza di cose, si trova quasi costretto ad attraversare in maniera spasmodica lacerandosi quasi la carne.
E’ domenica sera e ad ospitare la prima presentazione del libro di Enza “Novantanovesimo Cancello“, introdotto dal collega giornalista Prospero Dente, è lo showroom dell’artista aretuseo Enzo Bauso. Un luogo quasi surreale dove non puoi fare a meno di scrutare ogni singolo dettaglio che ti riporta ad uno stralcio di vita vissuta.
Chiacchieriamo quando Enza apre il suo zaino ed esce fuori il suo libro.<Dovrò trovare il tempo di leggerlo per recensirlo> le dico sorridendo. Ed Enza ridendo di gusto mi risponde: <Troverai il tempo ogni qualvolta andrai in bagno>.
E’ così che stringendo il suo libro tra le mani lo infilo dentro la borsa. La saluto e vado via con la consapevolezza che in 62 pagine riuscirò a superare anche io il novantesimo cancello.
Sicuramente il racconto della Tomaselli non è un racconto che sarà capito da molti, anzi.
In realtà ci troviamo davanti a 62 pagine di vita vera. Di un “viaggio” introspettivo dove l’autrice ricerca quasi se stessa per trovarsi e poi riperdersi in una danza vertiginosa ricca di metafore e di vita vissuta e non. Un “viaggio” tra novantanove cancelli dove la Tomaselli si rivede ed immagina allo stesso tempo quale sia la giusta chiave per aprire tutte le fermature per il raggiungimento della pace del corpo e dell’anima.
<Mi aiuti dottoressa, mi aiuti a diventare pazza. Se lei cura la follia è anche in grado di crearla. Non lasci che io continui a morire cosciente che questa non è vita> inizia così l’anticamera della regina dei novantanove cancelli. Perché chi conosce Enza sa benissimo che la sua trasgressione non è follia ed è per questo che nell’anticamera chiede famelicamente alla sua psichiatra di aiutarla ad impazzire per superare il male di vivere.
Un male di vivere feroce come una bestia che la spinge a perdere il senso e la possibilità che esista davvero una soluzione al suo morire. Un morire lento e silenzio fatto si scatti d’ira, di sogni, di masochismo, di celle prive di sbarre, di rigurgiti del passato, di immagini di quando era bambina, di corpi “divorati“, di detersivo all’ammoniaca usata per pulire le stoviglie di ferro, di ricordi bruciati come nel <falò più loquace della sua storia>.
Nel suo “viaggio” fatto di fantasmi Enza Tomaselli riapre rovinosamente ferite per poi riuscire a sanarle alimentando lo spazio per nuove prospettive di vita che l’attendono al suo “risveglio“.
<Tutto quello che mi serviva per essere felice adesso lo avevo acquisito. Ero finalmente pazza, pazza della vita>.
Novantanove cancelli superati. Novantanove cancelli aperti. Novantanove cancelli vissuti. Novantanove cancelli “sognati”. Novantanove cancelli di leggere tutti d’un fiato.


