Siracusa. Per stare più vicini ai pensionati e dunque avere maggior capillarità su tutto il territorio. La Uil Pensionati Siracusa ha rinnovato i propri organismi direttivi con il congresso espletato questa mattina a Villa Politi e lo ha fatto sdoppiandosi. E’ infatti nata la Struttura territoriale Siracusa 1 (est-ovest) e la Struttura territoriale Siracusa 2 (nord-sud).
La prima vedrà a capo della segreteria il riconfermato Sergio Adamo, più un direttivo composto da Giovanni Causarano, Antonino Briante e il tesoriere Carmelo Bazzano. La seconda vedrà al vertice Salvatore Lantieri più Giovanni Denaro, Sebastiano Mazziotta e il tesoriere Pietro Munafò.
La Stu1 abbraccerà i comuni di Cassaro, Buscemi, Buccheri, Ferla, Canicattini, Palazzolo, Solarino, Sortino, Floridia, Melilli, Priolo e Siracusa; la Stu2 invece comprenderà Francofonte, Lentini, Augusta, Carlentini, Avola, Noto, Rosolini, Portopalo, Pachino più Gela che rimane inglobata nella territorialità siracusana.
Significativo l’intervento del segretario uscente Sergio Adamo, ma anche le considerazioni di Stefano Munafò, segretario generale territoriale Siracusa-Ragusa-Gela che ha presieduto il congresso, di Antonino Toscano, segretario regionale della Uil Pensionati ed Emanuele Ronzoni, segretario nazionale della Uil Pensionati.
Il perché della nascita di due strutture all’interno della categoria. “Due strutture per stare più a contatto con la gente ed essere sempre più punto di riferimento – ha detto Sergio Adamo – perché la nostra idea di sindacato parte dal significato stesso della parola: “insieme” e “giustizia”. Insieme per la giustizia è dunque il significato di questa nostra organizzazione e noi stiamo insieme per quella giustizia sociale che costituisce il significato più profondo della nostra ideologia e della nostra azione. Giustizia sociale è una espressione che porta in sé l’esigenza della giustizia economica, cioè del giusto salario, del giusto orario di lavoro, del giusto rispetto dei diritti ma anche del giusto rispetto dei doveri. Tra i diritti da rispettare c’è quello della salute del lavoratore ed è dovere della sua controparte fare in modo che essa non sia messa in pericolo, mantenendo il lavoro e l’ambiente di lavoro in condizioni di sicurezza”.
Come si muove la UilPensionati per la categoria. “Il pensionato – ancora Adamo – può essere un ingegnere, un edile, un chimico, un metalmeccanico, un medico, un bracciante agricolo, un addetto ai servizi domestici. E allora come si fa a trovare un programma d’azione, un insieme di obiettivi che riescano a coinvolgere pensionati tanto diversi uno dall’altro, allo scopo di restare uniti e spingere tutti verso la stessa direzione? Noi, come UIL, abbiamo inventato il “sindacato dei cittadini” e lo abbiamo utilizzato sempre meglio con il passare del tempo: E tuttavia, siccome al progresso non c’è mai fine, penso che lo potremmo utilizzare ancora meglio. L’interlocutore, la controparte del nostro sindacato è la pubblica amministrazione nel senso più ampio del termine: si va dagli organi periferici dello stato agli enti locali, dalle aziende sanitarie alle aziende che forniscono servizi pubblici”.
Non solo, perché oggi il pensionato è una delle categorie più svantaggiate sotto tanti aspetti: “A cominciare dalle liste d’attesa per visite ed esami nella sanità. Si deve aspettare troppo, anche molti mesi e se si deve fare più in fretta per ragioni di salute, il pensionato deve mettere mano ad un portafoglio che non è certo pieno. E se il pensionato non ha la disponibilità economica, allora spunta magari qualcuno che lo indirizza verso strutture private, dove, per accalappiare il cliente si offrono costi più contenuti. Ma sempre di costi che potrebbero essere evitati si tratta. E allora ci sorge un dubbio: non è per caso che il pubblico mal gestito agisce per favorire il privato complice? Ecco, questo è un campo dove, come sindacato dei pensionati, dobbiamo muoverci alla ricerca di soluzioni, non dimenticando che siamo anche un sindacato di denuncia. Dobbiamo andare ad un confronto con le strutture pubbliche della sanità, per trovare insieme una via d’uscita”.
E poi, un concetto sul quale si è soffermato parecchio Adamo è stato quello del “reimpadronirsi della città”: “Stiamo lavorando per la riconquista della vivibilità all’interno delle città. Vogliamo essere interlocutori dei vari assessorati alla solidarietà sociale dei comuni della nostra provincia, per dare il nostro contributo al miglior funzionamento dei centri per anziani. Vogliamo spingere le varie amministrazioni comunali a creare centri per anziani laddove ancora essi non ci sono”.
E poi lottare contro la povertà: “Ci sono troppi poveri nel nostro paese. Dobbiamo stare vicino al povero per aiutarlo a beneficiare di tutti quei vantaggi che la nostra legislazione sociale ci assicura”.
Occorre, dunque, serrare le fila per avere sul territorio un’azione più determinata e decisa. “Il nostro sindacato di categoria vive tutti i giorni queste problematiche e si muove per risolverle. Il nostro patronato, che specialmente si misura tutti i giorni con gli uffici dell’INPS, è il punto nevralgico del nostro sistema di solidarietà, e vedo con grande soddisfazione che il personale dell’ITAL è fortemente professionalizzato, all’altezza di questa nuova epoca basata sull’informatica. Il nostro centro fiscale, da parte sua, riesce ad offrire agli utenti, in modo speciale ai nostri anziani e pensionati, servizi efficienti e all’altezza delle prestazioni più professionalizzate. La nostra ADOC, la nostra struttura che assiste i consumatori, si muove con abilità e consapevolezza, mentre l’ADA e l’ADA Servizi completano il quadro delle strutture che la nostra UIL riesce a mettere a disposizione dei cittadini e, per quanto ci riguarda, degli anziani”.
E infine una considerazione sulle pensioni e la legge Fornero. “Il 2017 ha trovato davanti a sé una serie di problemi legati al mondo delle pensioni, ma ci sono stati anche alcuni cambiamenti positivi, nati dopo l’ondata di critiche che si è sollevata nel paese contro la legge Fornero. Lei stessa quando presentò la sua legge si mise a piangere perché sapeva che si stavano colpendo gli anziani ed i meno abbienti, ma quando si pensa di risparmiare sulla pelle delle persone si finisce per colpire la massa che, essendo più numerosa, fornisce più soldi alla cosiddetta politica della austerità. Così avevano detto alla Fornero di fare e così fece. Si ebbe allora l’accelerazione del sistema contributivo, il legame a doppio filo tra l’aspettativa di vita e statistiche più o meno veritiere, il blocco delle rivalutazioni che poi il governo ammorbidì, senza però ridare a tutti i pensionati tutto quello che aveva loro tolto. La legge Fornero ha interrotto un cammino di giustizia sociale e di civiltà che si era potuto percorrere in tanti decenni, per avvicinare il livello delle pensioni al livello retributivo del lavoratore in attività. Quello che in tanti paesi d’Europa esiste già, da noi non potrà più esistere. Il tenore di vita del pensionato è stato condannato a scendere in basso, perché la politica economica e finanziaria dei nostri governi ha cercato di far pagare ai meno abbienti la politica dello spreco e la politica dell’aumento del debito pubblico. L’aspetto più grave di tutta questa situazione pensionistica risiede nel fatto che le nuove generazioni difficilmente arriveranno alla pensione, con soddisfazione di tutta quella parte della politica italiana e di quella parte della informazione che continua a vedere le pensioni come uno spreco. Qualche risultato l’abbiamo ottenuto con le nostre lotte di categoria: abbiamo ottenuto il riconoscimento per alcune categorie che l’età deve essere considerata diversamente se un lavoratore fa un lavoro usurante; abbiamo ottenuto la reintroduzione del principio della rivalutazione delle pensioni sulla base del costo della vita; abbiamo ottenuto la rivalutazione delle pensioni minime estendendo la quattordicesima ad un milione e duecento mila pensionati; abbiamo ottenuto l’estensione dei limiti dell’area non tassabile; abbiamo, infine, ottenuto la diminuzione della dinamica dell’età pensionabile”.


