Siracusa. «A distanza di tre anni dalla vicenda Sk Capital, la zona industriale di Siracusa potrebbe ripiombare nuovamente in quella condizione che tenne molti lavoratori col fiato sospeso per parecchi mesi. Questa volta però non c’è una volontà di vendere i propri asset, ma anzi c’è la certezza che ciò sia già avvenuto. Infatti la Esso italiana con una mossa che sorprende tutti e senza che vi sia stato mai nessun accenno alla volontà di cedere la raffineria di Augusta, stamattina ha rappresentato alle OO.SS. e le Rsu, in una riunione romana che era mascherata da un altro ordine del giorno, l’avvenuta vendita dello stabilimento di Augusta agli algerini di Sonatrach».
Questa la dichiarazione congiunta dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil e di Filctem, Femca e Uiltec, i quali con una nota sono intervenuti in merito all’approvazione da parte dell’Assemblea dei Soci Esso della sottoscrizione di un accordo con la compagnia petrolifera algerina Sonatrach per la cessione del ramo d’azienda costituito dalla raffineria di Augusta, dai depositi carburante di Augusta, Palermo e Napoli e relativi oleodotti.
Notizia questa che a detta dei sindacati «veniva data – irrispettosamente e in barba a qualsiasi osservanza di consolidate e durature relazioni con la popolazione aziendale – dal presidente della società, affrettatosi ad anticipare tutto, in assenza delle rappresentanze sindacali».
«Come sindacato territoriale – continuano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil e di Filctem, Femca e Uiltec – riteniamo prematuro esprimere qualsiasi giudizio sull’opportunità di carattere industriale e strategico di questa operazione. Invece stigmatizziamo il comportamento dei dirigenti aziendali sull’eccesso di riservatezza di tutta questa operazione, che proprio per le modalità con cui è stata condotta, risulta sospetta».
«A tal riguardo– proseguono i segretari – ci siamo da subito attivati anche in raccordo con le segreterie regionali e nazionali per avviare tutte quelle azioni necessarie a comprendere il perimetro, la portata e le ricadute di questa vendita, chiedendo intanto specifici incontri presso il ministero dello sviluppo economico. Riteniamo inoltre necessario, contestualmente al già dichiarato stato di agitazione e blocco dello straordinario, avviare un ciclo di assemblee nella raffineria».
«Crediamo inoltre – concludono i segretari di Cgil, Cisl e Uil e di Filctem, Femca e Uiltec – che il disimpegno dalla nostra zona industriale di una multinazionale come la Esso, la quale ha accompagnato i processi di sviluppo industriale in questa nostra area in quasi 50 anni, non possa far disperdere un immenso capitale di rapporti e responsabilità verso il nostro territorio senza che vi sia stato una preventiva e assoluta condivisione del progetto».


