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Morte Valeria Pandolfo. La famiglia: “e se non si trattasse di una morte naturale?”

Bocche ancora cucite su quanto accaduto il 17 maggio

di Alessia Zeferino
14 Novembre 2021
Morte Valeria Pandolfo. La famiglia: “e se non si trattasse di una morte naturale?”
 

“Trecentosettantanove giorni più cento e ottantadue” è questa l’attesa di una madre. Ed è questo il modo di contare il distacco dalla propria figlia.

Bocche ancora cucite da Prata Sannita sulla morte della 40enne aretusea Valeria Pandolfo.
La donna è stata rinvenuta cadavere, lo scorso 17 maggio, nell’abitazione dove viveva da circa un anno con il compagno, conosciuto sul web, l’ultimo a vederla in vita, che aveva seguito, trasferendosi in provincia di Caserta, interrompendo i contatti e i rapporti con la famiglia di origine.

Ed è proprio sul web che si snoda il corso degli eventi, in una realtà virtuale parallela, in bilico fra identità fittizie e personaggi oscuri, fra eventi inventati e fatti realmente accaduti.

Un mondo con cui la famiglia di Valeria ed in particolare la madre, Mirella Abela, è venuta suo malgrado a contatto, divenendo vittima a sua volta di atti persecutori, che tutt’ora perdurano e sui quali indaga la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa.

“Trecentosettantanove giorni più cento e ottantadue”, questo modo di contare di una madre, suoneranno strani per chi leggendo la data del decesso di Valeria ne conterà meno. Ma questi “Trecentosettantanove giorni più cento e ottantadue”, in realtà, hanno una logica ben precisa per la famiglia della Pandolfo.

Valeria, o Valery come tutti gli amici amavano chiamarla, era un’anima pura, rifugiatasi in un mondo irreale, nel quale, riparata da uno schermo, aveva trovato una comunità ove il proprio candore non era un limite e dove si sentiva protetta dai giudizi che spesso aveva incontrato nel corso del suo cammino.

Aveva invaso il web con facce buffe, video divertenti dove sorrideva e cantava, sana e in salute, la Pandolfo, difatti, come afferma fermamente la madre, non soffriva di patologie fisiche che potessero giustificare un decesso improvviso e, finché era rimasta a Siracusa, era sempre stata sottoposta a controlli periodici.

Secondo le prime ricostruzioni pare che il compagno, nella prima mattinata del 17 maggio scorso, avrebbe chiamato il personale del 118 che, giunto sul posto, non ha potuto fare altro che constatare il decesso della donna.

Le notizie sono ancora poche e confuse e la nebulosità delle circostanze in cui è avvenuta la morte di Valeria Pandolfo ha spinto la dottoressa Luisa Turco, PM in servizio presso Procura di Santa Maria Capua Vetere, a disporre il sequestro della salma, ai fini dell’esame autoptico, al quale la famiglia ha presenziato con un consulente di parte. Come atto dovuto, la Procura di Santa Maria Capua Vetere, ha aperto un’inchiesta sul decesso della 40enne aretusea.

Troppi i tasselli mancanti, le incongruenze, le strane coincidenze, per cui ai familiari ed ai molti amici di Valeria, anche a quelli conosciuti nel mondo “virtuale”, ridonda un’unica domanda: “e se non si trattasse di una morte naturale?”

Una storia, quella della Pandolfo che coinvolge Siracusa, Prata Sannita e Santa Maria Capua Vetere in un turbinio di notizie “mute” ma dolorose allo stesso tempo.

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Tags: cronaca Santa Maria Capua VetereMorte Valeria Pandolfonews siracusaPrata SannitaValeria Pandolfo
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