«È una terra con una storia antica quella di Aesaari, quei pochi saggi e bardi che ne parlano, raccontano davvero poco. Alcuni dicono che sono lande dimenticate dagli dei, altri sostengono che proprio questi ultimi plasmarono dimora per le loro creature: i morali. Infine vi sono i folli, loro sostengono che gli dei provino solamente risentimento verso i mortali, e che quel mondo in cui i popoli risiedono sia solamente un luogo di pena».
Questa la breve introduzione che apre il racconto dal titolo “L’era dei mortali. Il destino di Ilzibeth”, edito dalla casa editrice “Lettere Animate” e scritto da Vincenzo Guzzardo, un giovane siracusano di 29 anni laureato in filosofia, presso l’Università degli Studi di Catania.
Da sempre appassionato di letteratura fantasy e giochi di ruolo decide di avventurarsi nel mondo della scrittura. Ha un debole per l’arte in quasi tutte le sue forme e nel tempo libero è solito dedicarsi al noto gioco di ruolo “Dungeons and Dragon” ed è un esperto praticante di Kung fu Wing Tsun.
Si tratta del suo esordio letterario che racconta così: «il mio progetto è nato quando frequentavo l’università, per un periodo ho dovuto accantonarlo ma non appena ho conseguito la laurea ho deciso di riprenderlo e portalo a compimento. Una volta terminato ho inviato il mio scritto ad alcune case editrici finché non è stato pubblicato e ho potuto toccare con mano la copertina del mio libro».
Ma di cosa parla questa storia e chi è Ilzibeth?
Ilzibeth è la protagonista di questo racconto ed è una piccola elfa dal caratterino molto particolare a tratti frivolo e indisponente.
Non ha un buon rapporto con la madre che vede molto distante e spesso anaffettiva, mentre adora il padre Ihmdil, consigliere della corte elfica, e sotto la sua ala protettrice, conduce una vita molto agiata.
Un giorno la piccola Ilzibeth accompagnerà il padre nel suo viaggio nelle montagne di Ellenmir, mandato lì dalla monarca per trovare una soluzione alla sopravvivenza dell’intera comunità che si trova in serio pericolo perché «in quei luoghi tuttavia, vi era una minaccia molto più grande di qualsiasi altra: i verka».
Ma una serie di eventi catapulteranno la giovane Ilzibeth in un mondo che non conosce e che non le appartiene.
Ilzibeth piomberà in un luogo abitato da eremiti e tribù barbariche in lotta giorno dopo giorno per la sopravvivenza, un posto dove vige “la legge del più forte”. Un concetto questo che Ilzibeth imparerà a sue spese dopo l’incontro con un capo tribù delle montagne, Talis: «presto ti abituerai. Qui fuori non è come nelle città dove inutili e insensate regole possiedono merito. Non c’è tempo né spazio per quelle stupidaggini, ciò che conta è la legge del più forte».
Sarà proprio Talis a guidare Ilzibeth in un percorso di crescita , ponendola di fronte ad una difficile sfida: integrarsi in una società di selvaggi.
Questo racconto, seppur ambientato in un’epoca ben lontana dalla nostra concezione di società sa essere anche molto attuale soprattutto per i temi trattati come ad esempio: la figura dello straniero, la sensazione di sentirsi “diversi”, il doversi adeguare ad una nuova realtà con nuove leggi che spesso non ci appartengono, oppure ancora “essere costretti a crescere” perché bisogna imparare a sopravvivere contando soltanto sulle proprie forze.
In nove capitoli, Vincenzo Guzzardo ha saputo raccontare con un linguaggio semplice, elegante e al tempo stesso forbido la “diversità” ma ha saputo mostrare un mondo nuovo ricco di miti, leggende permettendo al lettore di viaggiare nel mondo della fantasia.
L’obiettivo del giovane autore è stato quello di creare un racconto che avesse «semplicità e leggerezza senza ledere la qualità, una scrittura ricca, una scrittura che non fa annoiare ma che deve avere anche un ritmo, un suono che sia leggero immediato e semplice che sappia catturare l’attenzione del lettore attraverso la musicalità delle parole»


