Torna in sala Woody Allen con “Magic in the moonlight” che con il suo solito uomorismo riesce a convincere il pubblico pagante. Un film, forse il più romantico di sempre che coinvolge Stanley, un illusionista, scettico e pessimista ad amare un’adorabile sensitiva, Sophie.
Uno scontro tra le fredde posizioni empiriche del mago Stanley nel scoprire l’esistenza di un sesto senso posseduto, o no, da Sophie. Una percezione di “qualcos’altro” che la giovane ragazza sembra avere e incuriosire sempre di più l’uomo. Ma dietro il mistero, c’è sempre il trucco: tra i continui battibecchi e tentativi di scoprire la truffa, in realtà si cela il sentimento più illogico e meno inquadrabile di tutti: l’amore. Un cinico Woody Allen che scrive una storia delle sue, in cui c’è humor leggero e frizzante, e molto romantiscmo riesce a convincere. Anche arrivato a quasi 80 anni, il regista non sbaglia e termina bene questo ciclo di film, ambientanti nella magica europa degli anni ’20, vista già in “Midnight in Paris” e questa volta il tutto ambientato nella splendida Costa azzurra. Da vedere.
Dalle stelle alla stalle. Si prosegue nella nuova programmazione con “Scemo e più scemo2”, il sequel di quel divertente duo, Lloyd Christmas(Jim Carrey) e Harry Dunne(Jeff Daniels) che dopo vent’anni dall’ultima avventura idiota, si rincontrano. Erano altri tempi quelli di “Scemo e più scemo1”, tempi in cui si potevano toccare livelli di volgarità rovesciandoli all’ultimo momento in una comicità “bassa” ma che aveva il suo fascino, perchè era alla sua genesi. Dopo quel successo e dopo tanti comic movie non c’è più posto per le risate e gli applausi.
Nuovi tentativi di risate si possono sperimentare in “Ogni maledetto Natale”. Un nuovo tentivo di boigottare i cinepanettoni ma che in realtà non convince e fa ridere ancora di meno. Una controtendenza che diventa moda, un modo alternativo di allietare il pubblico, di ingannarlo forse, con ambientazioni e sceneggiature diverse. Per non parlare del cast di attori, che tra vecchi e nuovi, rappresenta il meglio della commedia italiana contemporanea ma che nell’insieme non riesce a trovare l’armonia.


