“A film Unfinished” è un potente documentario del regista Yael Hersonski, che trae la sua realizzazione da un’opera filmica sul ghetto di Varsavia. Il materiale girato per mano dei nazisti nella città polacca nel maggio del 1942, non è stato mai montato, rimasto in alcune bobbine, smarrite per sempre. Il loro ritrovamento è subito diventato una fonte di documentazione storica sulle condizioni di vita degli ebrei del Ghetto, e molto di più.
Il materiale cinematografico, riportato alla luce in questo documentario, racconta gli ororri di quei giorni, di quel triste momento della nostra esistenza che oggi ricordiamo come “Shoah”.
Vengono ripresi ebrei benestanti a cene eleganti e a teatro, ma sono dei complici della cinepresa, in negazione al loro destino incombente. Sono degli attori scelti e diretti nelle azioni, privati della loro identità, fantocci manovrati dalla propaganda.
Ma più si procede nel documentario e più la proiezione diviene una tortura per chi la guarda. E’ una violenza muta, indiretta. Di pellicola in pellicola scopriamo “numerosi livelli di realtà”, sempre più dentro il ghetto, dentro la malvagità degli uomini, di quelle ignobili crudeltà compiute.
Accoppiate alle scene “a film unfinished” proprone letture di diari, rapporti dettagliati, con una voce narrante che permette di capire e scoprire, a poco a poco, quello che si svolgeva dentro il ghetto.
Messa in pausa, ingrandimento: un cineoperatore catturato sulla pellicola, Willy Wist, una delle mani dietro questo “sipario di celluloide”. Lui filma tutto quello che accade, indifferente alle atrocità dei nazisti, inconsapevole ma colpevole.
Un film che si riflette in un altro film.
Questo prodotto cinematografico, poco conosciuto alle masse, è una testimonianza ma è anche una critica sulla maniera in cui vediamo le immagini.
Pensiamo di “ricordare”, di conoscere i tragici avvenimenti dell’Olocausto, senza averli visti davvero. Questo film “non terminato” permette di andare oltre le apparenze, esiste solo il dramma.




