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Siracusa. A due anni dalla morte del fratello Veronica Rudilosso rompe il silenzio: “Aleandro vittima di bullismo”

di Alessia Zeferino
1 Febbraio 2018
Siracusa. A due anni dalla morte del fratello Veronica Rudilosso rompe il silenzio: “Aleandro vittima di bullismo”

Veronica insieme al fratello Aleandro

 
Veronica insieme al fratello Aleandro

Siracusa. Quando decise di porre fine alla propria vita lo fece silenziosamente recando un rumore sordo nei cuori dalla propria famiglia. Un rumore sordo ma doloroso da provocare uno squarcio al cuore insanabile. Aveva 15 anni quel giovane di Floridia quando strinse una fredda corda al collo spezzando la propria vita prematuramente. Un gesto veloce che lo ha “liberato” da “fantasmi” che attanagliano una generazione spaccata a metà. Una fatta di anime fragili, semplici, nobili. L’altra fatta di “bulletti” omologati, stesse scarpe, stessi capelli, stesso pensiero che li vede infliggere non solo dolore fisico ai più deboli ma soprattutto quello mentale. Di quel 15enne ai tempi si scrisse molto e forse anche troppo scavando nel profondo e toccando dinamiche familiari fantasticando eccessivamente.

Si scrisse di omosessualità, di non accettazione da parte della famiglia. Si scrisse di un disagio economico inesistente di una famiglia che, come mille altre, vive onestamente lavorando e non facendo mancare nulla ai propri figli. Si scrisse anche l’indirizzo di casa di quel giovane violando completamente la privacy di una famiglia già devastata dal dolore. Era il 25 settembre del 2015 quando Aleandro Rudilosso, studente del liceo artistico di Siracusa, pose fine alla sua esistenza.

A distanza di anni è stata la sorella di Aleandro, Veronica Rudilosso, a voler spezzare il silenzio di una famiglia risucchiata dal turbine dei media dai quali ha cercato riparo in ogni modo possibile. Lo ha fatto con una lettera aperta, inviata alla redazione di Siracusa Times, dopo un lungo colloquio telefonico a seguito dell’aggressione di un giovane 21enne avvenuta nelle scorse settimane ad Augusta.

<Vivere in un paese non è semplice. Solitamente, la gente che vive in questi piccoli centri crede a quasi tutto ciò che sente, legge, un po’ meno a ciò che vede. Io sono nata qui, in un paesino che si atteggia a città ma che non è pronto ad esserlo. Anche mio fratello, chiaramente, è nato qui: un ragazzo intelligente, estroverso, amante dei libri e dell’arte. Io e Aleandro ci completavamo: i nostri caratteri opposti si incastravano perfettamente. Io sono molto più cruda, categorica e spesso pecco perché non riesco ad essere davvero empatica, non riesco a concentrarmi sulle sensazioni e i bisogni altrui, sarà per un meccanismo di difesa inconscio sarà perché lui era un “buono”, un involucro di amore verso l’altro, un piccolo uomo che voleva cancellare con una grande gomma le ingiustizie, le etichette, le diversità. Non so dirvi se davvero fosse omosessuale come lo hanno descritto i media in quanto l’adolescenza è il periodo più confuso della nostre vite, posso asserire con certezza che l’omofobia, il bullismo gli provocavano una forte rabbia, ma questo dovrebbe essere un aspetto umano e comune, come purtroppo non lo è>.

Le parole di Veronica in una lettera “fiume” che abbiamo deciso di non tagliare per l’importanza di quanto espresso dicono: <Lui ci ha lasciati il 25 Settembre del 2015, spiazzandoci, portando con sé un po’ anche noi. Me, i nostri genitori, nostra sorella. Al dolore, però, se ne aggiunge altro quando leggendo i giornali, i commenti sui Social network e guardando la televisione ci siamo trovati di fronte a una sorta di patibolo pubblico. Ci hanno detto di tutto. Ci hanno detto che era palese che fosse accaduto ciò è che noi non avevamo fatto nulla per impedirlo. Ai miei genitori è stata addirittura augurata la morte. Credete davvero che se avessimo saputo che il nostro bambino voleva lasciarci nel modo più crudele del mondo non avremmo fatto nulla? Credete davvero che Aleandro avesse deciso ciò solo perché gli mancavano gli attrezzi da disegno? Conserviamo il suo materiale scolastico ancora intatto, tra cui anche gli oggetti che servivano per il test di quel maledetto 25 Settembre>.

Ed ecco che Veronica si indurisce quando prosegue scrivendo: <Hanno dato dell’omofobo a mio padre definendolo inoltre catto-bigotto. Se non fosse che adesso è un uomo distrutto vi avrei portati a cena con lui, due anni e mezzo fa: mio padre non è l’uomo che hanno descritto è uno di quelli che ha gioito per le unioni civili in quanto lo ha reputato come un diritto. Avrei voluto reagire, allora, a tutte le calunnie, alle diffamazione, alla strumentalizzazione del caso, alla pubblicazione dei dati sensibili di mio fratello minore, alla pubblicazione dell’indirizzo di casa mia ma non ho avuto abbastanza forza per farlo>.

Perché Veronica e la sua famiglia, come ci scrive nella lettera aperta, oltre a dover combattere con il dolore e con gli insulti ad un tratto ha perso la forza.

<La mia forza è terminata del tutto quando vidi su YouTube dei video a dir poco inopportuni: uno di fronte casa mia dove riusciva a vedersi quasi l’interno dell’abitazione ed un altro dove ci siamo noi, che accompagniamo mio fratello in chiesa. È questo il giornalismo? La gente che ci ha scaricato addosso tutto il loro disprezzo si sente immune dal dolore? Chiunque abbia perso una persona cara soffre, non se ne capacità. Chiunque perde un figlio, un fratello in questo barbaro modo non solo soffre ma si sente anche colpevole. Una psicologa mi ha detto: “non puoi provare sensi di colpa, non hai colpe”. Pensate che le vostre condanne siano necessarie oltre quelle che ogni giorno ci siamo inflitte?>.

Lo sfogo di Veronica continua: <Avrei tante domande da porvi anche se dovrei essere qui a dare risposte. Questa lettera non è una giustificazione, è solo un invito ad essere umani prima che giornalisti. A tutte le persone che ci hanno ferito, deriso, minacciato, giudicato voglio porgere la mano in segno di perdono con la speranza che riescano ad essere obiettivi ed a cercare di comprendere in silenzio il dolore anziché alimentarlo con inutili e taglienti parole>.

Veronica è tagliente come tagliente è stato quel destino che hanno stravolto la sua vita già distrutta dalla perdita del fratello. <Vorrei tanto che Aleandro venisse ricordato per la sua dolcezza, per la sua risata, per le sue fotografie, per il suo amore per la giustizia e non solo perché gli è stata affibbiata un’etichetta da chi combatte contro le etichette. Ho saputo che a Monza, in una scuola, in occasione della prima giornata contro il bullismo, si è parlato di Aleandro, di Carolina, Andrea, Alessia e tanti altri ragazzi, figli, fratelli, amici che non sono stati abbastanza forti>.

E nelle parole che Veronica, diffidente, arrabbiata ma dolce allo stesso tempo leggiamo purtroppo la parola che sta destabilizzando un intera generazione “bullismo”. <Dapprima, ho provato rammarico, poi ho pensato a ciò che ho saputo nel Febbraio 2016: mio fratello è stato bullizzato. Se solo ne avesse parlato, se solo si fosse lasciato aiutare. Non sapremo mai il motivo reale della sua scelta ma se anche solo in parte fosse stata il bullismo la causa posso solo dire a tutti i ragazzi che non devono tollerare la violenza. Di nessun tipo. Fisica, verbale, psicologica>.

<Oggi scrivo questa lettera anche per questo: io stessa in questi due lunghissimi anni ho subito violenza psicologica per i motivi sopraelencati, sono qui a parlarne sperando che qualcuno mi ascolti, che ai “carnefici” si risvegli la coscienza. Ragazzi, abbiate il coraggio di parlare, di farvi aiutare, di ridere, urlare, giocare. Abbiate il coraggio di vivere e lasciare vivere> scrive ancora la sorella del 15enne Aleandro.

Veronica conclude con una lode la sua lettera. <Volevo ringraziare Armando Caravini, presidente di Arcigay Siracusa, per l’amicizia, la solidarietà e per la sua disponibilità a nome di tutti i ragazzi che nella sede di Arcigay hanno trovato sostegno morale, legale e psicologico essendo vittime di bullismo, cyberbullismo o atti omofobici>.

Trovare una degna conclusione dopo le parole di Veronica sembra quasi impossibile. Possiamo solo augurarci che la sua lettera aperta, il suo grido di dolore, il suo schierarsi contro il bullismo facciano riflettere tutti.

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Tags: Bullismo
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