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Torna in scena, giovedì 18 giugno nella corte di Castello Ursino lo spettacolo “SI CHIAMAVA GESU’ (Venuto da molto lontano)”

di Alessia Zeferino
15 Giugno 2015
Torna in scena, giovedì 18 giugno nella corte di Castello Ursino lo spettacolo “SI CHIAMAVA GESU’ (Venuto da molto lontano)”
 

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News Catania: Torna in scena a Catania, giovedì 18 giugno, alle ore 21.00, nella suggestiva cornice della Corte di Castello Ursino (Piazza Federico di Svevia, Catania), lo spettacolo teatrale SI CHIAMAVA GESU’, ideato e scritto da Emanuele Puglia, con brani tratti da “LA BUONA NOVELLA” di Fabrizio De Andrè, liberamente ispirato da “GESU’ FIGLIO DELL’UOMO” di Gibran Kalin Gibran, con CARMELA BUFFA CALLEO ed EMANUELE PUGLIA, musiche di Fabrizio De Andrè, arrangiate e rielaborate da Gianluca Cucchiara (per la parte vocale, eseguite dal vivo), scene e costumi di Giuseppe Andolfo, regia di Emanuele Puglia.

Uno spettacolo che nasce da molteplici stimoli artistici, culturali e professionali.

In sintesi, sono due le direttive principali attraverso le quali prende forma: La visione poetico-musicale, contemporanea, laica e pur sempre rispettosa della figura del Cristo di Fabrizio De Andrè e quella altrettanto poetica, spirituale ma non iconografica di un grande poeta e scrittore vicino al sentimento religioso quale è Gibran Kalin Gibran.

L’autore (l’attore e regista Emanuele Puglia) ha così tratto spunto dai testi dei brani del celebre, “storico” concept-album di De Andrè  e dall’idea “testimoniale” della raccolta di poesie/monologhi, meno nota ai più, di Gibran, miscelandone, adattandone, integrandone copiosamente le parole e i contenuti, creando così un “oratorio” di grande suggestione e intensità emotiva.

In una sorta di “dietro le quinte” della versione ufficiale tramandataci dai Vangeli (canonici e apocrifi) della vicenda terrena del “figlio di Dio”, ogni personaggio offre il proprio punto di vista  manifestando passioni, emozioni, reazioni accomunabili a quelle di tutti gli uomini d’ogni tempo e d’ogni luogo. La “trama” (se così la si vuol chiamare) si sviluppa attraverso le “testimonianze” circa la figura del Cristo da parte di personaggi storicamente accertati (Pilato, Caifa, il sommo sacerdote Anna, ecc) o appartenenti alla tradizione religiosa (Giuseppe, Maria, Giuda, Barabba, Simone di Cirene, il “Ladrone”…) ma anche di pura fantasia dell’autore (come Nathaele – un giovane coetaneo di Maria infante -, Susanna – un’amica di Maria sin dall’adolescenza – o Aisha – la madre di uno dei bambini soppressi nella strage di Erode -), i quali evocano, senza che Questi appaia mai, Gesù.

Il risultato è una bella prova d’attore (i due interpreti, sempre in scena, affrontano tutti i personaggi con la recitazione e il canto) nella quale parole e musica fluiscono senza soluzione di continuità per un’ora e mezza di intense emozioni.

Sono ovviamente  le musiche del grande cantautore scomparso, arrangiate e rielaborate con rispetto e originalità da Gianluca Cucchiara, a fare da leit-motiv al copione che si sviluppa attraverso il  susseguirsi dei racconti dei tanti personaggi che si avvicendano ed è sottolineato dal sapiente ed elegante gioco dei costumi curato, insieme all’impianto scenico, da Giuseppe Andolfo e al raffinato disegno luminoso cucito sulla piece dalla regia.

Dai riscontri sin qui ottenuti, si può definire uno spettacolo che persiste, nelle menti e nei cuori, ben al di là della sua effettiva durata, ben oltre il luogo fisico del teatro che lo ospita.

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