Cento voci per un racconto. Un racconto racchiuso in 227 pagine dove storie su storie si susseguono “costringendo” il lettore a divorarlo in brevissimo tempo. Sono storie di donne o meglio storie di femmine.
Cento voci chiamano la scrittrice, in una notte quasi surreale, per uscire dall’oblio nel quale rischiano, inesorabilmente, di cadere. Voci diverse ma con un comune denominatore: “la verità vera” narrata da vite che nel bene o nel male vengono annullate nella dicotomia maschile della donna “santa” o “buttana“.
“Sentimi“, è questo il titolo dell’ultimo libro della scrittrice di Melilli, Tea Ranno è stato presentato lo scorso pomeriggio nella splendida cornice di Villa Reimann.
Un evento culturale fortemente voluto e promosso dalla Biblioteca Santa Lucia moderato da Luciana Pannuzzo.
Un tema, quello toccato in maniera involontaria dalla Ranno in “Sentimi”, di grande attualità. Un tema che giorno dopo giorno siamo costretti ad affrontare nelle pagine di cronaca nera dove la parola femminicidio si fa sempre più strada.
<Giuro che quando ho scritto “Sentimi” – dice Tea Ranno stregando i presenti – non pensavo minimamente di toccare la tematica del femminicidio ma volevo solo narrare le voci di donne vittime di un amore che amore non è. Adesso l’unica cosa che vorrei e che mi renderebbe felice sarebbe che anche solo una donna, leggendo questo libro si salvasse sottraendosi al proprio aguzzino>.
Così, con prepotenza le voci di Pietra, Stella, Cettina, Virginia, Giosetta, Franca, Maria, Lorena, Marietta, Candida, Emma… ed altre ancora narrano di soprusi ma anche di rivalse. Di peccati inconfessabili, di paure e gioie.
“La devi mordere la vita, picciridda, con tutta la buccia. Pure che ti brucia, pure che ti pare amara. Devi affondare i denti e sentire il sapore, masticarla, inghiottirla, tutta, fino all’ultima polpa” ed ė con questa frase Tea Ranno, ha incantato ancora una volta i suoi lettori che l’hanno seguita in “Cenere”, “In una lingua che non so più dire”, “La sposa vermiglia”, “Viola Foscari” ed infine “Sentimi”.
Un libro, “Sentimi”, dove cadono giù sia le maschere sia i pregiudizi per parlare di vita, di vita vera. Di vita fatta di sguardi e sorrisi. Delle piccolezze della quotidianità che ti fanno sentire inesorabilmente vivo.
Perché “Sentimi” potrebbe benissimo essere la prima parte, con cento voci ed un racconto, di mille altre donne ancora. Donne dei nostri tempi con storie che si susseguono inesorabilmente dentro le pagine di cronaca nera. Donne che si sono salvate, donne che si sono vendicate, donne che hanno confessato i loro “peccati” o che quei “peccati” li porteranno con loro fino all’ultimo respiro nella speranza, magari, che la scrittrice riesca ancora una volta a “liberarle”.
Chissà se la sottile,
diretta, calda e pungente scrittura di Tea Ranno con continuerà, magari, a “sentire” altre voci per un nuovo racconto?
Noi, francamente, ci auguriamo di si.


