News Siracusa: Il vice sindaco e assessore ai Beni e alla politiche culturali, Francesco Italia, ha rilasciato alcune dichiarazione in riferimento alle polemiche sollevate sulla riapertura del Teatro massimo comunale, sostenute da Roberto Visentin (LEGGI QUI).
“I tentativi più o meno maldestri, più o meno in buona fede, di attribuirsi i meriti della riapertura del nostro prezioso teatro o di gettare ombre di ogni sorta sulla stessa, ci offrono nuove e inattese opportunità per chiarire ulteriormente vicende non del tutto esplorate. In ogni occasione pubblica, né io né il sindaco abbiamo mancato di riconoscere alle precedenti amministrazioni il merito di aver destinato somme cospicue ai lavori strutturali e di completamento del teatro. Bisognerebbe ricordare – e questa nota ce ne offre occasione – che non si tratta sempre e soltanto di quanto si spende, ma anche di come si spende. Se per ciò che concerne le opere strutturali non abbiamo riscontrato alcuna evidente anomalia, rispetto agli impianti, ed in particolare per ciò che riguarda uno dei più importanti, quello antincendio, non possiamo dire altrettanto.
Tutto pronto per la riapertura, solo ritardi? Non proprio. “Certo, appare davvero molto strano che nessuno delle precedenti amministrazioni avesse mai riscontrato che tale impianto perdesse da tutti i punti di giunzione, che non fosse mai di fatto entrato in esercizio, che fosse stato realizzato in modo differente rispetto al progetto e con materiali difformi. Eppure è la prima cosa che abbiamo notato entrando nel teatro già nei primissimi mesi del nostro mandato, nel 2013. Ciò che dico, evidenziato prima da un perito di parte e poi da un perito nominato dal giudice, non è certo una novità e il sindaco Visentin dovrebbe sapere che non si trattava certamente solo di “sostituire con una modica spesa alcuni giunti”. Tanto è vero che, per ottenere il placet della commissione, abbiamo dovuto fare totalmente a meno di quell’impianto costato alla collettività poco meno di 1 milione di euro! Esistono, inoltre, altre inspiegabili scelte che hanno particolarmente colpito la nostra attenzione”.
L’illuminazione. “Come si spiega, infatti, che alcuni costosissimi corpi illuminanti, distribuiti in maniera assai copiosa nei luoghi più remoti del teatro, fossero stati installati ancor prima del completamento delle opere strutturali? E come si spiega che un teatro che, a detta di Visentin, era praticamente pronto, si trovasse interamente sprovvisto di corpi illuminanti nelle zone fondamentali dello stesso: vestibolo, ingresso, biglietteria, bar, guardaroba, palchi, foyer, bagni? Come mai quelle costosissime e urgentissime applique sono state installate ovunque meno che nei luoghi ove servivano davvero? Sono certo che a tutte queste domande qualcuno sarà in grado di rispondere con la stessa accuratezza con cui si snocciolano le cifre milionarie, certamente servite a realizzare opere indispensabili ma anche, indubbiamente, a sfregiare e umiliare il teatro”.
Sulla festa privata di Dolce&Gabbana. “Per concludere, poi, sulla vicenda dell’evento dedicato al un profumo di una nota marca del lusso italiano, devo nuovamente ribadire che non si è in alcun modo trattato di una festa privata ma del lancio in anteprima mondiale di uno spot realizzato da due protagonisti assoluti del nostro cinema – il regista Giuseppe Tornatore e il musicista di Ennio Morricone – e destinato ad un numero assai ristretto (non certo i 406 posti autorizzati adesso) di giornalisti internazionali di settore. La proiezione, come è evidente, non ha in alcun modo comportato l’impiego dei palchi e del teatro nella sua funzione di rappresentazione scenica ma solo di alcuni posti in platea. Qualunque paragone con gli spettacoli e le possibilità di fruizione attuali può solo provenire da chi non conosce le cose o non le ricorda, o cerca di arrampicarsi sugli specchi. Mi fa piacere ricordare, inoltre, che, grazie a quell’evento, il teatro ha ricevuto in dono la somma di 20.000 euro per acquisto di arredi e i tre splendidi lampadari che illuminano elegantemente l’ingresso. Probabilmente non sono nascosti bene come le urgentissime e carissime applique dell’ultimo piano, ma tant’è. Basta fare una rapida visita a teatro e dare un’occhiata ai documenti per farsi un’idea. Mi spiace constatare, in ultimo, come ancora una volta, chi si occupa di politica in città non colga l’opportunità di gioire e partecipare con proposte e progetti ma preferisca avventurarsi in polemiche sterili ed autoreferenziali”.
Non manca la risposta e gli opportuni chiarimenti di Visentin alla replica del Vicesindaco Francesco Italia.
“Innanzitutto voglio puntualizzare che io non intendo minimamente disputare una gara o rivendicare nulla per i lavori fatti. Era un mio preciso dovere. Resta il fatto che il Vicesindaco ancora una volta non ha risposto agli interrogativi posti e cioè: quali interventi sono stati fatti dall’amministrazione attuale, quanto sono costati e perché si è aspettato oltre tre anni per riaprire il Teatro. Fa, invece, altre considerazioni che dimostrano la sua scarsa conoscenza dell’iter di tutti i lavori e dichiara: <<se dobbiamo andare a puntualizzare nel dettaglio chi ha fatto cosa, a molti converrà probabilmente mantenere un silenzio discreto e salvare la faccia>>. Ebbene lo invito a farlo. Dovrebbe sapere che da sempre la quantità di lavori eseguiti si misura su un unico parametro: i loro costi, e quelli riportati nella mia precedente dichiarazione alla stampa sono dati riscontrabili. Preciso, che le opere che denuncia essere state eseguite male (antincendio e corpi illuminanti vari) rientrano all’interno dei lavori diretti dal Prof. Meli; lavori che sono stati regolarmente collaudati e accettati da una commissione di collaudo nominata dalla Regione con certificato di collaudo indata 6 ottobre 2010; in mancanza del quale non si sarebbero potuti appaltare ed eseguire i lavori di completamento durante la mia sindacatura”.
“Inoltre, chiamala come vuoi, ma resta che il Teatro, nell’ottobre 2013, è stato utilizzato da diverse persone per la presentazione internazionale di un profumo da parte di D&G in mancanza del certificato di collaudo tecnico-amministrativo dell’ultima tranche di lavori poiché le relative operazioni sono a oggi ancora in corso; mentre la consegna delle opere dall’impresa all’amministrazione risale solo a pochi giorni fa e quindi fino a tale data il Teatro era da considerare legalmente un cantiere nella disponibilità dell’impresa esecutrice dei lavori”.
“Come hanno fatto a utilizzare il Teatro e a far eseguire da altri i tanto declamati lavori extra in mancanza verbale di consegna? E poi anche se mancavano dei corpi illuminanti era necessario impiegare oltre tre anni per acquistarli e metterli in opera ? Restano sempre senza risposta gli interrogativi posti”.

