Siracusa. Una protesta che continua da giorni, quella messa in atto dagli agenti di Polizia Penitenziaria nel carcere di Cavadonna. Una situazione insostenibile dove alla base c’è il sovraffollamento delle carceri, pochi agenti e scarsa sicurezza. Finora a nulla sono valsi i sit -in in Prefettura, le note sindacali, “grida d’aiuto” rimaste tuttora inascoltate da chi di dovere dovrebbe porre rimedio. Pertanto gli agenti di Polizia Penitenziaria del carcere di Cavadonna, già da quattro giorni hanno messo in atto una protesta del tutto singolare come autoconsegnarsi, cioè finito il normale turno di lavoro restano in carcere quasi fossero anche loro dei detenuti e alcuni hanno cominciato ad accusare i primi malori dovuti allo scarso riposo. Nel frattempo c’è chi con un gesto di solidarietà ha fatto sentire la propria vicinanza come Vincenzo Vinciullo che in una nota racconta di essersi recato questo pomeriggio presso la Casa Circondariale di Cavadonna dove appunto, «gli Agenti di Polizia Penitenziaria che, da alcuni giorni, sono stati costretti ad intraprendere un’azione di lotta per rivendicare il loro diritto ad essere trattati come normali lavoratori e non come sfruttati dallo Stato».
Queste le parole di Vincenzo Vinciullo, il quale ha potuto constatare di persona «che le condizioni lavorative rendono invivibile la vita agli Agenti di Polizia Penitenziaria di Cavadonna. Ho apprezzato l’azione intrapresa da settimane dall’amico Nello Bongiovanni, in qualità di rappresentante nazionale e locale dell’UGL – settore Penitenziario».
Per questo motivo come spiega Vincenzo Vinciullo «mi sono attivato presso il Ministero di Grazia e Giustizia per verificare se esistono le condizioni per aumentare il personale in servizio presso il carcere di Cavadonna, in modo da consentire turni meno massacranti e più rispettosi dei diritti dei lavoratori».
«Una cosa è certa – conclude Vincenzo Vinciullo – che nell’esprimere la mia solidarietà agli Agenti, non posso non condannare l’azione amministrativa e dirigenziale di chi è convinto di poter sfruttare oltre ogni limite i lavoratori impiegati nella Casa Circondariale di Cavadonna, che rischiano la vita per le condizioni difficilissime in cui sono costretti ad operare tutti i giorni».


