
News Siracusa: Aveva gli occhi grandi. Aveva gli occhi grandi Abu. Gli occhi grandi di chi conosce bene la vita ed il mare. Gli occhi grandi ed intensi di un ragazzo di 29 anni con i sogni ed aspettative di ogni suo coetaneo.
Da più di sette anni Abu, come lo chiamavano i suoi amici “italiani”, si era perfettamente integrato nella città della ninfa Aretusa, la città dove il sole splende talmente forte da bruciale le pelli più chiare e rendere l’asfalto rovente.
Abu, che la pelle l’aveva scura ma si scaldava il cuore con il sole di Siracusa, però sarebbe voluto tornare a casa sua in Niger, nell’Africa occidentale, per riabbracciare la sua famiglia.
Il sogno di Abu, però, non è si è mai realizzato. Quegli occhi grandi e scuri come il mare si sono spenti. Per sempre. Si sono chiusi in fondo al mare dove il suo corpo, esanime, è stato avvistato da un turista che ha subito lanciato l’allarme perché fosse recuperato
Mentre gli “addetti ai lavori” recuperavano il corpo di quell’uomo di colore con indosso una tunica bianca, la piccola spiaggia di Calarossa, in Ortigia, già piena di bagnanti che non hanno rinunciato a prendere il primo caldo sole neanche davanti alla signora morte, si riempiva di curiosi.
Su quella spiaggia, solitamente luogo di sorrisi, lunedì mattina, trasformata nel teatro di dolore, c’era anche la “famiglia” di Abu che fino all’ultimo momento ha sperato, egoisticamente com’è giusto che sia in questi casi, di non dover riconoscere in quel corpo gli occhi grandi del proprio amico.
Così, quel corpo “nero”, spiato da mille curiosi che pensavano all’ennesimo ritrovamento di una vittima di uno sbarco, riaffiorando dalle acque dell’isola di Ortigia ha improvvisamente acquisito un nome. Il nome di un 29enne. Abdull Hadi Idriss.
E mentre sulla morte di Abu indaga la magistratura siracusana ,l’ultimo sogno di quel 29enne dagli occhi grandi come il mare non si è avverato. Abu non tornerà in patria, nel suo Niger.
Così la sua “famiglia” di amici ha deciso di provare ad accontentare l’ultima esigenza di Abu, quella di ritornare nella sua terra. Lo farà attraverso l’ultimo “abbraccio” collettivo, ovvero una donazione che chiunque può effettuare, entro e non oltre venerdì 12 maggio, presso “Le Comari” di piazza San Giuseppe 7, “Cortile Verga” di via Maestranza , il “Laboratorio analisi di Rosi Giardinelli” di corso Umberto 25 e “Irma la Dolce” in via dei Mergulensi 39.
Chiunque può contribuire ad aiutare Abu a realizzare il suo ultimo sogno, un “viaggio diverso” da quello che lui sperava, ma che comunque lo vedrà tornare nella sua terra.


