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Siracusa. Omicidio Scarso. Oggi l’ultimo saluto a don Pippo, vittima di un “gioco” crudele

di Alessia Zeferino
19 Dicembre 2016
Siracusa. Omicidio Scarso. Oggi l’ultimo saluto a don Pippo, vittima di un “gioco” crudele
 

pippo-scarso-siracusa-timesNews Siracusa: a nulla sono valse le preghiere e la speranza. Giuseppe Scarso, chiamato affettuosamente da tutti “don Pippo” è morto dopo quasi due mesi e mezzo di lenta agonia.

A spezzare la sua vita da ottantenne, però, non è stata la natura ma l’uomo. Don Pippo, infatti, da qualche tempo era vessato da aggressioni da parte di alcuni giovani di cui, l’uomo, non conosceva l’identità.

Nonostante le indagini siano ancora in corso il duro lavoro della squadra Mobile di Siracusa e del nucleo investigativo hanno portato al fermo di Andrea Tranchina, ritenuto l’esecutore materiale del vile gesto che ha portato al decesso dell’ottantenne, e al rintraccio di un presunto complice. Un lavoro minuzioso quello delle Forze dell’Ordine che si sono impegnate a tutto campo per riuscire a dare una risposta di sicurezza ad un’opinione pubblica che, dopo il gravissimo gesto, è apparsa fortemente inquieta.

Mentre oggi è il giorno del dolore e dell’addio a don Pippo, salutato in quella chiesa vicino alla sua abitazione, a Grottasanta, che è diventata per lui luogo di terrore piuttosto che di protezione, i dubbi sono ancora tanti e non rasserenano di certo una città sgomenta davanti a tanto orrore e crudeltà.

Eppure Andrea Tranchina, poco più che diciottenne, apparterrebbe alla cosiddetta “Siracusa bene”. Una famiglia perbene composta da onesti lavoratori. Lui, Andrea, è uno studente di un istituto privato. Un giovanissimo che apparterrebbe alla schiera dei “bravi ragazzi” che, per noia o per il brivido di provare qualcosa di diverso avrebbe preso di mira l’anziano ripetutamente, insieme al complice.

Giovani che non si sono fermati neanche davanti a Pippo Scarso. Uomo solo. Anziano e indifeso. Il “gioco” – se un tale gesto gioco si può chiamare – è scappato di mano e l’epilogo, purtroppo, è quello che conosciamo tutti.

L’abitazione di don Pippo, la notte del 1 ottobre, è stata violata. Qualcuno è entrato forzando l’uscio della casa che per l’uomo era fonte di certezza. E poi giù la violenza. Insensata. Priva di fondamento. Una violenza che ha visto l’anziano uomo dato alla fiamme come in uno dei peggiori film da “bollino rosso”. Una violenza gratuita che ha scosso Siracusa facendola sentire meno sicura.

E se si può <dare fuoco> ad una persona per noia, l’unica certezza in una società caratterizzata, purtroppo, da comportamenti devianti e che quella casa a pian terreno resterà vuota. Con i sigilli apposti alla porta. E con dei fiori, lasciati fuori da partenti, amici o semplici conoscenti di Giuseppe Scarso. Fiori destinati a volare via con il vento. Quello stesso vento che non è riuscito a scacciare via il pensiero di un “gioco” ed a spegnere le fiamme che hanno procurato all’ottantenne lesioni ed ustioni causandone le morte.

Presenti, all’interno della chiesa di Grottasanta, svariate autorità cittadine di Siracusa che hanno voluto salutare per l’ultima volta quell’uomo mite che donava le arance a molti vicini di case e passanti.

E mentre il parroco ha parlato, durante l’omelia del perdono, della preghiera e dei fratelli Caino ed Abele, qualcuno silenziosamente si domanda: “E se Giuseppe Scarso fosse stato un nostro familiare? Quale sarebbe stata la reazione?”.

 

 

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Tags: cronaca siracusaomicidio pippo scarso
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