Una bara color mogano con un cuscino di fiori rossi, gialli e arancio. E la foto che ormai conosciamo tutti. La foto di Aldo Caruso, in bianco e nero, dove sorride. Sorride alla vita Aldo nonostante quest’ultima non sia stata buona con lui. Sorride il 71enne siracusano in quella foto poggiata sulla sua bara posta al centro della chiesa di San Metodio.
Due ragazzi, prima dell’inizio del rito funebre, si sono avvicinati al feretro e hanno poggiato a terra, in segno d’affetto, una bottiglietta di coca cola ed un pacco di patatine al formaggio. Una morte tragica quella del 71enne che da “spirito libero”, come ha sottolineato padre Alfredo Andronico, ha scelto la vita da clochard.
“Ha cercato di vivere la vita dando la testimonianza della bellezza della vita. Aldo era una persona che sapeva come essere libero. Noi preti lo abbiamo conosciuto nelle nostre parrocchie. Se dovessi dire qual è il testamento spirituale che ha lasciato Aldo sicuramente direi che è il sorriso nonostante avesse anche lui i suoi momenti bui. Di fronte alla sua morte tragica, che rappresenta una sconfitta per la società, sono convinto che ognuno di noi debba prendere l’impegno affinché questa società diventi giorno dopo giorno migliore” – ha sottolineato padre Andronico al termine dell’omelia mentre un silenzio assordante rimbombava all’interno della chiesa di San Metodio.
Al termine della messa a prendere la parola è stato Marco Tarascio, parroco della chiesa di San Metonio, che ha ricordando Aldo Caruso con commozione e riuscendo quasi a strappare un sorriso ai presenti. “Di prassi è stata disposta l’autopsia sul corpo di Aldo e sicuramente avranno trovato una massiccia dose di caffeina, per via della grande quantità di coca cola che beveva e il colesterolo alto per la sua passione per le patatine al formaggio”.
Una morte, quella del clochard, che ha profondamente scosso la comunità aretusea avvenuta lo scorso sabato 17 luglio, intorno alle ore 21.30, in viale Paolo Orsi. Aldo Caruso, secondo le prime ricostruzioni, a piedi, provenendo da via Basento è stato travolto da una moto che percorreva il Viale Paolo Orsi. E’ stata caccia al pirata dalla strada che dopo aver investito il 71enne è scappato per poi costituirsi lo scorso 20 luglio.
Il 35enne, indagato a piede libero con l’accusa di omicidio stradale è stato interrogato dal pm aretuseo Andrea Palmieri. A quanto pare il 35enne sarebbe fuggito, dopo avere travolto il pedone, in preda alla paura ed il timore di essere vittima di una vendetta.
All’ultimo saluto, offerto dalla ditta funebre di Priolo “Greco”, ha preso parte in forma non istituzionale anche il primo cittadino di Siracusa, Francesco Italia.
Una lettera, prima che il feretro lasciasse la chiesa, è stata letta da un’amica di Aldo a nome di tutti gli amici
“A te Aldo, un saluto rispettoso nel tuo andare via in modo silenzioso da un mondo chiassoso – ha letto l’amica di Aldo Caruso a nome di chi lo ha conosciuto – non possiamo che dire grazie per essere stato sempre testardo, capoccione e brontolone ma sempre e dico sempre vero. Noi fratelli abbiamo imparato a volerti per il tuo sorriso perché anche se per poco siamo stati famiglia“.
La bara color mogano ha percorso, accompagnata a spalla, la navata centrale della chiesa di San Metodio seguita da un applauso. L’ultimo. A simboleggiare un addio ad uno dei “dimenticati”, degli “ultimi” che si è spento nel più tragico dei modi.


