News Siracusa. I lavori per la riqualificazione di Piazza D’Armi, area a ridosso del Castello Maniace ha suscitato molte critiche e polemiche, ma dal canto suo il Comitato Ortigia Sostenibile «non si dichiara contrario alla riqualificazione di uno spazio per anni trascurato e inutilizzato ed è favorevole all’eliminazione del cancello che permetterà la libera fruizione del sito, ma al di là dei molti dubbi sollevati da studiosi ed esperti sul progetto e sul suo iter autorizzativo, non condivide il presupposto secondo il quale la fruizione di un luogo pubblico, di un bene comune, debba passare attraverso la sua mercificazione».
«Inoltre, ci preoccupa l’inevitabile aumento di congestione che l’uso di questa nuova piazza, così come progettata, causerà in Ortigia – spiegano i componenti del comitato – da un lato il resto della città langue, e dall’altro un ulteriore spazio per eventi e concerti e manifestazioni, rischia di fare scoppiare il centro storico. La consideriamo una scelta sbagliata, che se gravata dalla mancanza di controlli – così come è stato nella passata amministrazione che ha consentito il dilagare dell’abusivismo commerciale e l’uso anarchico del suolo pubblico – non potrà che peggiorare la situazione».
Pertanto il Comitato Ortigia Sostenibile lancia un appello alla nuova amministrazione affinché «dimostri di voler tornare alla legalità e metta mano una volta per tutte al piano di zonizzazione acustica e ancora, predisponga di un sistema efficace di controlli per eliminare il Far West di Ortigia che da anni contestiamo».
«Si autorizzino nella Piazza d’Armi del Castello Maniace solo attività di fruizione e valorizzazione del sito che non siano invasive – aggiunge il Comitato Ortigia Sostenibile – e si neghi l’autorizzazione ad organizzare manifestazioni che causerebbero in Ortigia un ulteriore problematico sovraffollamento».
«Potrebbe essere questa l’occasione – suggerisce il comitato – per arricchire di eventi e manifestazioni anche ALTRI quartieri dimenticati della città. Perché SIRACUSA non è solo ORTIGIA».
«In ogni caso, ci piacerebbe – conclude il comitato – che questo fosse l’ultimo atto di una malintesa idea di sviluppo che, piuttosto che sulla promozione dei beni culturali, si fonda sul loro sfruttamento indiscriminato».


