Uno spartitraffico a Targia, una separazione concreta e tangibile tra le due corsie già divise dalla doppia linea continua (il codice della strada indice: “’obbligo assoluto di rimanere entro i limiti della propria corsia di marcia, soprattutto se si sta percorrendo quella più esterna delle due disponibili”, ndr) per impedire manovre pericolose e azzardate dei veicoli. Una soluzione all’ermegenza della sicurezza stradale in una strada “maledetta” perché spesso teatro di incidenti stradali, con il peggiore dei risultati. Ieri pomeriggio, infatti, è morto Gianluca Ruvioli. Il 24enne era alla guida della sua moto quando, pare durante sorpasso, è rimasto coinvolto in una carambola che non gli ha lasciato scampo.
La segnaletica orizzontale, e quella verticale con “limite di velocità a 50 km/h” non cancellano, purtroppo, la cattiva abitudine di tanti a superare il limite di velocità e di compiere sorpassi, forse nemmeno permessi in una corsa automobilistica. Lo spartitraffico a Targia non era solo un’idea. Il Comune di Siracusa, infatti, ne aveva progettato la realizzazione circa un anno fa, ci sarebbero stati anche i fondi per costruirlo. Il promulgatore l’ex assessore alla mobilità e trasporti, Giuseppe Raimondo. Tutto fermo però, il progetto non si è poi concretizzato.
Più recente è, invece, una riunione (marzo 2018) della Conferenza provinciale permanente in materia di sicurezza stradale, presieduta dal Prefetto Giuseppe Castaldo. Alla riunione presero parte i rappresentanti delle Forze dell’Ordine, della Polizia Stradale, delle Polizie locali e dell’ANAS, al fine di avviare un’ analisi aggiornata sul fenomeno infortunistico e delineare le strategie per prevenirlo e contrastarlo.
Il tema della sicurezza stradale è stato e sempre sarà discusso, ma il problema rimane al momento. Non solo a Targia. L’esempio più recente è quello in viale Paolo Orsi dove si verificò la morte di un altro giovanissimo, Stefano Pulvirenti.
L’idea dello spartitraffico non compiuto è una notizia che oggi, fa ancora più male dopo nemmeno 24 ore dalla tragica fine di Gianluca Ruvioli.
Forse la morte di un’altra giovane vita potrà essere la spinta necessaria a velocizzare l’esecuzione di quel progetto, impedendo così in futuro nuovi incidenti e altre tragedie sulla strada.


