Tre donne con lo sguardo rivolto al cielo e le braccia aperte sembrano richiamare l’attenzione verso di loro. Due sono quasi nude l’altra indossa una t-shirt bianca con una scritta: “stop invasione”. La lettera “o” con una diagonale all’interno sembra ricordare un divieto di accesso. Dietro le tre donne, una foto della nave “Sea Watch 3”.
Una semplice raffigurazione, un accostamento di immagini e figure. Molto di più.
E’ apparsa in questi giorni in via Malta, l’ultimo dei “poster art” (una forma di arte di strada o street art, ndr) realizzati dall’artista il “Gatto Nero Non Addomesticabile”. Non si conosce la sua reale identità. Il nome fa riferimento al <<gatto nero, inteso come cattivo presagio. Oltretutto ammiro i gatti, la loro indole selvaggia, il loro svelato opportunismo>> puntualizza l’artista che ha deciso di raccontarci la sua ultima creazione a Siracusa.
Il “Gatto Nero” è già passato all’attenzione mediatica con un poster raffigurante Santa Lucia. A differenza dell’iconografia classica, però la Santa Patrona mostrava un piattino vuoto e con il braccio sinistro produceva il comprensibile gesto del “vi tengo d’occhio”. In quell’occasione l’opera fece gridare i devoti alla blasfemia. Dall’altra parte, più voci hanno difeso la libertà della creazione artistica. Tutta la storia si concluse poi con la copertura del poster.
<<L’arte secondo il mio modo di vedere – dice il Gatto Nero – non è mai addomesticabile quando è espressione delle proprie emozioni e sensazioni. Nel mio caso – aggiunge – parte tutto dalla ricerca di una narrazione poi il come trasmetterlo è una conseguenza>>. E la conseguenza più recente è la comparsa su un muro in via Malta, dell’opera “Nessuna pietà” (così è stata denominata dall’artista,ndr) e le donne raffigurate sono tratte dal quadro “Ulisse e Le Sirene” di William Etty.
L’opera, ci spiega direttamente il suo autore: <<racchiude tutta la disumanità di quelle posizioni che respingono, il distacco di chi gioca con la vita altrui, guardando la cosa dal proprio divano. E’ un’opera che parla di Siracusa, dell’Italia, dell’Europa, di ciò che siamo stati e di ciò che stiamo dimostrando di essere>>.


