News Siracusa. «L’8 marzo prima di essere una giornata di festa per le donne, deve esserlo di impegno verso le donne. La festa deve nascere dal sentirsi partecipi di un percorso comune: la scuola, le Istituzioni, i mezzi di comunicazione attraverso i valori che trasmettono sono chiamati a favorire il cammino verso una parità sostanziale, mentre alle donne tocca offrire validi modelli di comportamento.
A 70 anni dal riconoscimento dell’uguaglianza tra uomo e donna, il riequilibrio di genere in Italia è ancora lontano dall’essere completamente realizzato, forse per il persistere di resistenze dure a scomparire, o per una certa visione culturale che non ritiene le donne capaci di svolgere ruoli di vertice, tanto nel settore pubblico quanto, per la verità, in quello privato. Falsando un dato: il confronto di titoli, capacità organizzative o leadership, evidenzia come le donne siano dotate di capacità sorprendenti in tutti gli ambiti.
Portando per la prima volta una donna alla Presidenza del Consiglio comunale, seconda carica più importante della Città, Siracusa ha lanciato un segnale forte, arrivando prima di molti altri Comuni a completare questo percorso. E’ la conferma di come le distanze si stiano riducendo, facendo crescere la consapevolezza che la scarsa valorizzazione delle energie e delle competenze femminili rappresenta non solo un’ingiustizia, ma un fattore di debolezza del processo di crescita economica e sociale. Le Istituzioni hanno bisogno delle donne, della loro concretezza, del loro punto di vista per arrivare a scelte che rispecchino meglio le istanze della società.
Questi concetti e questi principi devono valere non solo per quante hanno particolari funzioni e visibilità, visto che spetta a tutte le donne, nella quotidianità della loro vita, il dovere di contrastare luoghi comuni, di esigere rispetto e considerazione. Perché la “parità” non è un semplice pareggio numerico tra uomini e donne. Parità significa dare a tutti, senza distinzioni di genere, la garanzia delle medesime possibilità: realizzare quindi politiche che consentano la conciliazione tra vita privata e vita professionale, servirà a far crescere la nostra società, una società dove le donne non dovranno più essere costrette a scegliere tra famiglia e lavoro». Queste le parole del primo cittadino di Siracusa, Francesco Italia, in occasione della Giornata Internazionale della donna.
Riflessione alla quale si aggiunge anche quella della Presidentessa del Consiglio Comunale di Siracusa, Moena Scala.
«Di parità tra uomo e donna parlava anche Platone. Ne “La Repubblica” affermava che: “Le attitudini naturali sono similmente disseminate nei due sessi, e natura vuole che tutte le occupazioni siano accessibili alla donna e tutte all’uomo”……. “donne e uomini presentano la stessa naturale attitudine alla guardia dello Stato”.
Io dico che le donne forse più degli uomini sono dotate di una innata capacità di armonizzare le diversità riuscendo ad andare oltre la fredda logica del potere. Le donne sono capaci di conferire anima alla politica; di ridarle profondità e umanità, quell’umanità che la politica sembra aver smarrito: ne è testimonianza un linguaggio sempre più ineducato, prepotente e a volte feroce. Ridare quell’anima che affonda le proprie radici nella democrazia intesa come intolleranza alle gerarchie, soprattutto di genere, così come all’arroganza sfrontata del privilegio di chi gestisce il potere.
Il panorama politico cittadino si è arricchito di preziosi elementi femminili che occupano ruoli istituzionali di primo piano dalla Presidenza del Consiglio ricoperta per la prima volta nella storia da una donna, alle presidenze e vicepresidenze di Commissioni consiliari.
Certo l’affermazione “equivalente” nelle cariche pubbliche è ancora lontana, se si considera ad esempio che solo il 14% dei Sindaci italiani sono donne e solo 2 Presidenti di Regione. Nonostante nel 1948 la Costituzione avesse riconosciuto l’uguaglianza formale tra i sessi, la reale conquista dei diritti civili si e’ fatta più nitida e concreta negli anni Sessante e Settanta. Per esempio nell’adesione alla mobilitazione del 1968 può rinvenirsi una forma di iniziazione alla politica.
Tante sono state le importanti conquiste ottenute negli anni ma tanto è il lavoro da fare, un lavoro “educativo” affidato anche alla politica, finalizzato alla creazione di una società “umana” che garantisca pari dignità e giustizia sociale e che si muova secondo una logica di equità ed uguaglianza».


