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Siracusa. Flai Cgil su caporalato in agricoltura: “servono più risorse umane ed economiche per l’ispettorato del lavoro”

Continuano i gravi episodi di caporalato nel settore agricolo e la Flai Cgil chiede il rafforzamento dell’ufficio degli ispettori del lavoro per combattere questa brutta piaga che getta discredito su tutta la filiera agricola

di Redazione
21 Luglio 2022
Siracusa. Migranti e caporalato, Cgil e Flai fanno fronte comune

Immagine di repertorio

 

Nonostante la legge 199/2016 continuano i gravi episodi di caporalato nel settore agricolo, nel territorio provinciale e in particolare tra le campagne del territorio di Avola e Siracusa.

Il segretario provinciale della FLAI CGIL Siracusa, Domenico Bellinvia, dichiara: “ La dinamica lavorativa del settore agricolo a cui assistiamo quotidianamente nella provincia di Siracusa è contrassegnata da profonde diversità. Ultimamente siamo abituati a pensare che la piana di Cassibile sia avulsa dalle pratiche di caporalato e sfruttamento – a differenza dei comuni di Pachino e Rosolini – ma cosi non è. Soprattutto nel periodo della raccolta della patata, dove i soggetti interessati sono diversi: dal proprietario del terreno che lo affitta, a chi semina e coltiva la patata che poi, in molti casi, non corrisponde con l’azienda che la raccoglie. Diventa così complicato e difficile risalire persino al datore di lavoro, almeno per il Sindacato. Casi come questo che vi raccontiamo ci mettono di fronte all’evidenza che, nonostante l’impegno profuso dalle organizzazioni di settore e dall’amministrazione nei confronti del territorio di Cassibile, molto è ancora da fare.”

L’ultimo episodio in cui la vittima, un lavoratore di nazionalità marocchina, che si trova nel nostro territorio per la raccolta stagionale della patata e si è recato presso la Camera del Lavoro di Cassibile segnalandoci il problema, è emblematico.

Tutti i giorni, negli ultimi tre mesi, alle 4 del mattino si recava alla piazzetta della frazione di Cassibile. Qui, si incontrava con due caporali marocchini anche loro che, proponendogli una giornata di lavoro, lo facevano  salire all’interno di un furgone con il quale lui e altri cinque lavoratori venivano scortati direttamente presso gli appezzamenti di terreno in cui lavorare.

A fine giornata uno dei due caporali procedeva al pagamento della giornata lavorativa. Di 55 euro al giorno, di cui 5 vengono sistematicamente trattenuti dai caporali. I lavoratori sono in una condizione di piena irregolarità, lavorando senza un regolare contratto e senza avere nessun tipo di contatto diretto con l’azienda o con il datore di lavoro. Anche il contatto con i caporali era di natura sporadica, non essendo a conoscenza di un numero di telefono personale.

«Il nostro impegno nei confronti della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori agricoli e migranti di Cassibile continua senza sosta – continua il segretario Domenico Bellinvia – Purtroppo il lavoratore non è a conoscenza del nome dell’azienda agricola che si è avvalsa dell’intermediazione illecita dei caporali, questo complica ulteriormente i già complessi criteri previsti dalla Legge 199/2016 per la denuncia della condizione di sfruttamento. Tutto questo, comunque, non ci farà desistere dal fornire tutta la nostra assistenza attraverso un’azione coordinata con l’ispettorato del lavoro per l’individuazione dei due caporali e la successiva denuncia, ma serve un impegno delle istituzioni affinché l’ispettorato del lavoro sia messo nelle condizioni di operare.” Questo soprattutto perché lo sfruttamento dei caporali interessa tutti i lavoratori, siano essi italiani che migranti stanziali o stagionali».

Queste azioni di carattere individuale sono solo parte dell’intenso lavoro svolto dalla categoria, un impegno di natura multidimensionale che mira alla decostruzione della cultura dell’illegalità e dello sfruttamento in tutto il territorio provinciale”.

«Notiamo con piacere che alle eccellenze del nostro territorio vengano dati riconoscimenti nazionali ed internazionali, si pensi al pomodorino di Pachino o al limone e la patata di Siracusa, ma questi riconoscimenti non devono essere ottenuti sulle spalle dei lavoratori: “il rosso della passata” deve essere quello della polpa del pomodoro non certo quello del sangue dei braccianti. Soprattutto nella zona sud della nostra provincia i CCNL e il CPL che prevedono una paga contrattuale di 57/60 € in base alla qualifica, sono rispettati solo nelle buste paga, che vengono calcolate secondo i contratti  a volte anche solo per 5/6 giorni. In questo modo il datore di lavoro fa corrispondere i 38/40 € con cui viene pagata una giornata di lavoro di 8/9 ore con le 5/6 giornate indicate nella busta, così da farli combaciare con la paga contrattuale . E’ così che i lavoratori subiscono un danno doppio: in primis di carattere economico, con una giornata lavorativa pagata anche 20€ in meno rispetto ai dettami contrattuali, e poi la conseguenza di godere di meno giornate in funzione del calcolo della disoccupazione agricola.

Questa situazione è un dramma per i lavoratori ma per le aziende in regola si chiama concorrenza sleale: processo che negli anni ha portato alcune di esse a ridurre o abbandonare, ad esempio, la produzione di pomodoro, con un danno occupazionale non indifferente».

Per tutto questo chiediamo il rafforzamento dell’ufficio degli ispettori del lavoro per combattere questa brutta piaga che getta discredito su tutta la filiera agricola della nostra provincia. Faremo di tutto per portare avanti questa battaglia unitariamente con Fai-Cisl e Uila-Uil nella speranza di coinvolgere anche le Organizzazioni Datoriali.

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Tags: caporalato
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