News Siracusa: la Consulta Civica di Siracusa punta l’attenzione sul regolamento comunale in merito al servizio “Madri di Giorno” approvato l’11 aprile n. 70/2017, rientrante nelle politiche dell’infanzia, intervenendo con una serie di proposte, tra emendamenti e aggiunzioni, necessarie a garantire trasparenza e legalità, al fine,spiega il Presidente della Consulta Civica Damiano De Simone: “di tutelare il diritto al lavoro, le professioni e le strutture deputate all’erogazione, in questo caso, di servizi rivolti alla prima infanzia. Si parte dalla proposta di emendare l’art. 7 al punto nove, che stabilisce che l’Associazione accreditata all’albo comunale deve “effettuare verifiche periodiche delle modalità gestionali utilizzate nello svolgimento del servizio e delle condizioni di igiene e sicurezza delle abitazioni delle “madri di giorno””.
“Ciò non è possibile che avvenga perché trattandosi di attività commerciale, inoltre, vista l’erogazione del servizio “assimilabile al nido”, è necessario che si aggiunga l’obbligo di possedere il corredo delle autorizzazioni stabilite dalla legge, tra cui dimostrare il rapporto contrattuale tra la “madre di giorno” e l’associazione accreditata, e la tracciabilità dei flussi finanziari in entrata e uscita tra utente e associazione e tra associazione e “mamma di giorno”, oltre la rendicontazione dei costi sostenuti durante l’anno”.
“Inoltre, dovrebbe essere implicito il possesso della certificazione HCCP dell’operatrice, essendo prevista la manipolazione e somministrazione di alimenti ai bambini, e ci si chiede quali requisiti debba avere il luogo deputato alla preparazione pasti, o se non sarebbe opportuno, in alternativa, servirsi di catering esterno presso enti certificati. Un’ipotesi, quest’ultima che favorirebbe l’economia circolare facendo rete. Inoltre l’Ente civico chiede di specificare, all’art. 7, punto quattro, che la “madre di giorno”, in quanto ospitante di bambini non appartenenti al suo nucleo familiare, diventa, per legge, un preposto di fatto, ossia responsabile della salute e della sicurezza dei minori ospitati”.
A tal proposito, la Consulta chiede che: “venga specificato l’adeguamento formativo in merito al ruolo, come fondamentale, e chiarire, all’art. 4, comma 4, cosa si intende per “ente qualificato” e come si intende dare evidenza del corso formativo che la “madre di giorno” deve aver superato, in quali materie e per quale monte ore. Si tratta di informazioni basilari ma, non, assenti dal regolamento – continua De Simone – che va sospeso e rivisto in ogni articolo. Infine, per le associazioni accreditate, la Consulta Civica chiede di aggiungere l’obbligo di un tariffario in armonia con quello di mercato, ed uno accessibile alle famiglie con disagio economico, e non per ultimo, provvedere a formare madri appartenenti alle categorie disagiate per l’opportunità di un successivo inserimento occupazionale all’interno della struttura accreditata”.
“Detto quanto, con l’attuale regolamento, quindi, risulta essere l’associazione accreditata l’unico ente responsabile al controllo della gestione del servizio, e per questo, la Consulta Civica chiede di estendere le verifiche periodiche ad enti esterni e specifici deputati alla vigilanza e controllo stabiliti dalla legge, tra cui la Polizia Municipale, per verificare il corretto adempimento, non solo del regolamento e di quanto in esso previsto (caratteristiche dei locali, numero massimo di bambini ospitati, ecc.), ma soprattutto delle leggi in virtù delle quali, nel rispetto delle buone prassi, come sappiamo, controllori e controllati non possono essere lo stesso soggetto”.
“Un regolamento che lascia troppo margine alla libera interpretazione e che rischia di fa cadere nell’errore le Associazioni accreditate interessate a svolgere il servizio, lodevole peraltro, ma a rischio di severi provvedimenti legali e grosse sanzioni a seguito. Una revisione, quella proposta dalla Consulta Civica, che vale la tutela di diverse condizioni socio-economiche tra cui, la più importante, quella di garantire qualità e sicurezza al bambino, proteggendolo da qualsivoglia disappunto normativo spinto dalla cieca speculazione economica”.
“Troppe le lacune – conclude Damiano De Simone – che rischiano di minacciare l’integrità, non solo le associazioni di solidarietà famigliare che intendono svolgere il servizio, ma anche e soprattutto il ruolo di molti professionisti e cooperative che ogni anno rispondono alla fiscalità ed alla maglia di norme che legittimano alla erogazione di servizi rientranti negli obiettivi commerciali ed economici per cui si sono costituite”.


