
News Siracusa: nello scenario sacro e nel contempo silenzioso della Chiesa di San Cristoforo, in via Dione, è andata in scena la “Cassandra o del tempo divorato” interpretata dall’attrice Elisabetta Pozzi. Emozioni fortissime, intensità recitativa, unite alla musica, hanno regalato agli spettatori un importante momento di spettacolo.
Il personaggio di “Cassandra” che entra in scena, nasce dalle parole antiche di Seneca, Eschilo ed Euripide, e si mescola a quelle più vicine e contemporanee di Christa Wolf, di Jean Baudrillard, Thomas S. Eliot, Wislawa Szymborska, e del poeta Ghiannis Ritsos. Attraverso il suo talento Elisabetta Pozzi, con la collaborazione dell’autore e giornalista Massimo Fini, disegna il mito di Cassandra portandolo all’oggi per indagare sulla nostra civiltà orfana di identità. Cassandra è l’eroina tragica destinata ad avere il dono della preveggenza ma a non essere creduta per aver rifiutato l’amore del dio Apollo. Cassandra è l’emblema della lucidità, capace di vedere un pericolo nel “Cavallo di Troia” che varca le mura della nostra civiltà.
“Con Massimo abbiamo cercato di capire come quel mondo, quello occidentale che si ritiene il migliore dei mondi possibili, creato all’insegna del benessere e dei diritti, viva oggi un’involuzione terribile, un degrado profondo di identità umana — racconta la Pozzi —. Una riflessione che ci ha portato a credere che ogni civiltà, in ogni tempo, assimili il proprio nemico, un Cavallo di Troia che ne segnerà inevitabilmente la dissoluzione. È sempre un falso dono a segnare il destino degli umani”.
Lo spettacolo è stato curato dalla comunità parrocchiale San Paolo Apostolo; i proventi ricevuti in occasione dello spettacolo serviranno per finanziare il tradizionale pranzo di Natale per gli indigenti di Siracusa nei saloni della chiesa di San Cristoforo.
“Il progetto di Cassandra o il tempo divorato– spiega l’attrice – è nato cinque anni fa da una mia esigenza fine a se stessa. Nel lavoro di attori non si tiene più conto del pubblico, è un lavoro che si fa solo per piacere, muore spesso la connessione con il pubblico dove l’interlocuzione diventa incomprensibile. A Siracusa, lungo le Feste Classiche, ritrovavo il senso: un senso civile, una città che si interroga sui testi tragici antichi. Fuori da Siracusa il nostro lavoro è poco necessario e ininfluente. All’interno di questa riflessione facevo caso a come Cassandra non avesse una tragedia sua, pur apparendo in tanti testi. Le figure mitiche simili a Cassandra hanno il dono della preveggenza, ma nel contempo ricevono assieme al dono ricevono una punizione. La figlia di Priamo non è mai creduta. L’indovino Tiresia insieme alla preveggenza riceve la cecità. In Cassandra, ho proiettato le profezie delle nostro tempo. Ella, nel testo, diviene colei che intravede i disastri terribili, causati dal grande vuoto che si viene a creare nella nostra vita, la distruzione nelle anime, di essere immersi nell’annullamento esistenziale. Noi siamo informatissimi tramite i nuovi mezzi di comunicazione, ma siamo privi di radici e di identità, perché non conosciamo la storia che ci precede.
“Noi pensiamo di avere in mano il mondo in tempo reale – ancora l’attrice – ma non si è più capaci di attendere. L’istantaneità del risultato genera solo gratificazioni istantanee che non colmano l’orizzonte di senso. Il mondo del benessere depaupera allora la tua umanità e la tua conoscenza o sapienza. Mi sono chiesta: cosa è successo nei secoli? Come è potuto accadere? All’eccesso dell’apice della propria forza c’è sempre qualcosa che fa scattare l’elemento di distruzione. E nel dialogo con lo scrittore Massimo Fini ragionavamo come tutto ha avuto inizio nella percezione del tempo. Prima vi era il tempo del contadino, il tempo delle stagioni, fatto di attesa e gratuità nei confronti della terra. Poi è subentrato il tempo del mercante, un tempo dinamico ed astratto, dove tutto non ha valore se non mercificato e consumato il più veloce possibile. La gioia dell’accettazione piena di speranza del futuro corrode la materia vivente perché allora si tende a volere di più. Ecco che Cassandra, la tragica principessa troiana, ripiomba nel presente: «il presente è qui stasera» ella dice, immaginando nella scena l’ingresso e la tragedia del cavallo di Troia e rapportandolo a questa civiltà”
“Guardatevi dall’alto delle stelle” – grida Cassandra: l’uomo è immenso perché sa ammirare le stelle ed intuire l’immensità dell’universo ma è al contempo piccolo, come un ragno che rimane intrappolato nella sua stessa ragnatela.


