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Sicilia. Estorceva denaro alle vittime del pizzo, finisce in manette il presidente dell’antiracket

Salvatore Campo, presidente dell'Associazione Siciliana Antiestorsione (A. SI. A.) estorceva denaro vittime di fatti di criminalità organizzata

di Redazione
30 Ottobre 2018
Sistema Siracusa, si è costituito l’avvocato Calafiore: è in carcere a Catania

Immagine di repertorio

 

News Sicilia. I Finanzieri del Comando Provinciale di Catania, su delega della Procura della Repubblica, hanno tratto in arresto Salvatore Campo, presidente dell’Associazione Siciliana Antiestorsione (A. SI. A.) indagato per estorsione continuata, peculato e falso ideologico.

É stato disposto anche il sequestro preventivo di circa 37.000 euro per l’appropriazione di fondi pubblici erogati all’Associazione antiracket A.SI.A dalla Regione siciliana, vincolati al perseguimento degli scopi dell’Ente stesso, distratti dall’indagato per finalità personali.

L’attività investigativa delle Fiamme Gialle di Catania è scaturita da un’attività di monitoraggio delle associazioni e organizzazioni antiracket e antiusura operanti nel territorio di competenza nonché dall’esame di esposti presentati presso la locale Procura della Repubblica da associazioni operanti nel medesimo contesto assistenziale.

Le investigazioni dei militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catania, consistite nell’effettuazione di intercettazioni telefoniche, ambientali, videoriprese, escussioni testimoniali e accertamenti bancari delegati dall’A.G. etnea, hanno consentito di delineare un quadro indiziario grave nei confronti dell’indagato, il quale costringeva vittime di fatti di criminalità organizzata, usura ed estorsione, a consegnargli somme in denaro non spettanti, in misura proporzionale ai riconoscimenti di legge (Legge n.44/1999, “disposizioni concernenti il fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura”).

L’Associazione A.SI.A. è stata utilizzata da Salvatore Campo  per l’esclusivo perseguimento di un utile economico personale, in danno sia di coloro i quali si rivolgono all’associazione per ottenere assistenza e supporto sia nei confronti dello stesso ente che viene privato delle risorse necessarie per il perseguimento dei fini propri.

Campo, nell’esercizio delle attività dell’Associazione, anziché perseguire le finalità a carattere assistenziale e sociale in favore delle vittime tendeva ad assoggettarle, subordinando il sostegno dell’associazione – specificatamente nella predisposizione delle istanze di accesso ai benefici di legge – all’accoglimento delle proprie pretese economiche, oscillanti tra il 3% e il 5% del beneficio concesso dalla legge alla vittima del reato.

Le indebite richieste venivano avanzate sia per avviare l’iter procedurale per il riconoscimento del risarcimento che prima del riconoscimento delle somme erogate dallo Stato.

Qualora l’associato/vittima non aderiva alle richieste di denaro, Campo assumeva atteggiamenti intimidatori finanche giungendo all’abbandono del sostegno assistenziale. Le illecite dazioni, tra l’altro sancite anche in scritture private non registrate, avvenivano in denaro contante o attraverso versamenti bancari qualificati apparentemente come contributi volontari.

La disamina degli estratti bancari ad opera dei Finanzieri del Gruppo Tutela Economia del Nucleo PEF di Catania ha evidenziato un utilizzo personale dei fondi dell’associazione da parte del CAMPO, mediante l’emissione di assegni circolari poi cambiati per cassa dallo stesso indagato o fatti confluire in conti personali o per il pagamento di spese non attinenti agli scopi dell’associazione.

In altre parole, Campo ha utilizzato a fini personali il conto corrente intestato all’associazione, nel
quale affluiscono oltre ai contributi riconosciuti dalla Regione siciliana anche contributi volontari che dovrebbero essere vincolati al raggiungimento degli scopi statutari. Dagli accertamenti bancari eseguiti, è emersa un’appropriazione complessiva dei fondi associativi di oltre 70.000 euro. Solo una parte degli stessi (circa 37.000,00 euro) è riferibile ai fondi pubblici, per i quali il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto delittuoso.

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Tags: Guardia di Finanza
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