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Pedofilia. Per la Cassazione essere preti è un’aggravante. Di Noto (Meter): “nessuna giustificazione legale per alleggerire la pena”

di Redazione
24 Gennaio 2017
Pedofilia. Per la Cassazione essere preti è un’aggravante. Di Noto (Meter): “nessuna giustificazione legale per alleggerire la pena”
 

pedofilia-chiesa-675News Avola: la violenza e l’abuso sessuale commessi da un prete su un minore rappresentano un’aggravante in tribunale. La qualità di ministro del culto cattolico, stabilisce la sentenza 1949/17 depositata dalla terza sezione penale della Corte di Cassazione il 17 gennaio scorso ha precisato che l’aggravante vale sia quando il sacerdote agisce nelle funzioni e servizi propri del suo ministero (ad esempio sta confessando un bambino) che quando la qualità sacerdotale ha facilitato il compimento del delitto.

La sentenza riguarda gli abusi commessi da un sacerdote su un bambino/ragazzino che, con la scusa di fargli dei massaggi shiatsu, lo ha accarezzato nelle parti intime e poi ha compiuto una serie di atti sessuali con lui. A tal proposito si allega la Sentenza della Cassazione dove su disposizione della Corte sono omessi le identità dei soggetti coinvolti.

Per don Fortunato Di Noto, il sacerdote fondatore e presidente dell’Associazione Meter Onlus: “La Cassazione ha fatto bene a chiarire questo concetto. Un prete è sempre prete e quando agisce contro un bambino o contro un ragazzino non ci sono giustificazioni legali in grado di alleggerire la pena che deve scontare”. Per il sacerdote siciliano: “Dovremmo anche riflettere seriamente sul fatto che abbiamo un segno in questa sentenza: dobbiamo essere, come Chiesa, ancora più capaci di proteggere e difendere i piccoli e deboli” – conclude Don Di Noto.

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