Pane nostro’, è la puntata del programma “I dieci comandamenti” di Domenico Iannacone, andata in onda ieri sera su Rai 3. “E’ un viaggio in un girone dantesco, a Priolo, Melilli e Augusta, luoghi bellissimi trasformati nel più grande petrolchimico d’Europa, dove un’esperienza di ricatto occupazionale ha sancito il diritto al lavoro, ma ha anche disatteso le norme elementari di vita civile, in un posto completamente inquinato e dove le morti per tumore hanno determinato la fine di un pezzo di terra italiano”, spiega Iannacone, chiarendo il significato del titolo: “Il pane è stato dato a quella gente, ma è avvelenato, senza un’adeguata attenzione mediatica e dello Stato sull’abbandono completo da parte delle istituzioni di quei luoghi, dove la gente è scoraggiata e senza forza di ribellione”.
All’interno del servizio “Pane Nostro”, tante storie di denuncia e di lotte quotidiane contro un “mostro”, il petrolchimico che ogni giorno fa strage silenziosa di persone che si trovano a vivere lì e che non vanno via per una sorta di “ricatto occupazionale”, per un lavoro che non lascia scelta, come dice mamma Donatella Saraceno, che ha perso la figlia per un cancro ai polmoni a soli 22 anni.
Tra denunce continue e istituzioni praticamente assenti, sono pochi quelli che riescono a far sentire la propria voce, uno di questi è il parroco di Augusta, Don Palmiro Prisutto che ha stilato una statistica dettagliata sulle morti di cancro registrate nel paese megarese: «in pratica un abitante su due non arriva all’età della pensione» e inoltre aggiunge ancora Don Prisutto «sui fondali di questa rada sono stati calcolati dal Ministero dell’Ambiente circa 18 milioni di metri cubi di sedimenti di fanghi tossici».
Questo pezzo di terra è il più inquinato d’Europa, dalle mutazioni genetiche di pesci che in quei fondali vivono e si nutrono, alle malformazioni neonatali e poi ancora alle numerose vittime di cancro, in questo pezzo di Sicilia il “benessere” ,che assume sempre più i contorni della “morte”, continua a mietere vittime silenziose, giorno dopo giorno.


