News Pachino. Gli agenti della Polizia di Stato, in servizio al Commissariato di P.S. di Pachino, dalle prime ore della mattinata odierna, stanno eseguendo cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti soggetti accusati, a vario titolo, della commissione di alcuni atti intimidatori perpetrati ad ottobre e novembre dello scorso anno in Pachino.
Le indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica Fabio Scavone e dirette dal Sostituto Procuratore della Repubblica Dr. Gaetano Bono, hanno portato gli uomini del Commissariato di Pachino -che hanno svolto le indagini- ad eseguire le misure a carico di: BOAGER Renato, di anni 54, attualmente detenuto presso Casa Circondariale Paola (CS); PIAZZESE Antonio, di anni 41, residente a Rosolini, attualmente agli arresti domiciliari per altra causa; CARUSO Corrado, di anni 43, attualmente detenuto presso Casa Circondariale Cavadonna; CARUSO Maria, di anni 57, residente a Rosolini; RUBBERA Cristian, di anni 28, residente a Rosolini.
Gli atti intimidatori che si sono verificati nel corso di tre distinti episodi venivano inquadrati nell’ambito di una contrapposizione familiare già in essere da almeno due anni, che vedeva il Boager Renato, personaggio di spessore criminale ben conosciuto in questo centro, protagonista di atti di violenza nei confronti dei parenti che aveva commissionato a pregiudicati di Pachino, per evitare di incappare nelle indagini della Polizia.
Le indagini svelavano come, mosso da rancore, il Boager anche dal carcere continuava a progettare atti contro il fratello Giuseppe, nei cui confronti era riuscito a far commettere due atti intimidatori nel vano tentativo di condizionarne la testimonianza nel processo in cui risultava imputato.
Le indagini condotte dal Commissariato di P.S. Pachino, nei tre episodi, traevano spunti utili da quanto emerso dalla rilevazione delle immagini della videosorveglianza, che fornivano elementi inequivocabili.
Mentre più immediata risultava l’indagine relativa all’incendio dell’autovettura FIAT Panda di proprietà di Boager Giuseppe, che portava al fermo di indiziato di delitto, già nella stessa giornata (31 ottobre 2018), a carico di Zisa Maicol e Cianchino Salvatore, quali autori materiali dell’atto intimidatorio, soltanto successivamente, e a conclusione delle indagini, emergerà che il mandante era stato Boager Renato.
Negli atti intimidatori in danno dell’attività commerciale gestita da Boager Giuseppe, le telecamere consentivano di raccogliere i primi elementi fondamentali per le indagini, a partire dalla presenza sul luogo del delitto di un’autovettura A.R. 147 di colore grigio, di proprietà di Caruso Maria ma in uso a Piazzese Antonio, usata per commettere i reati.
Gli accertamenti sulla donna svelavano come il compagno Caruso Corrado, fosse detenuto presso il carcere di Cavadonna proprio nella stessa cella di Renato Boager.
Si avviavano, pertanto, una serie di attività tecniche sulle utenze in uso alla donna, ma anche al Piazzese, emergendone come costoro riuscissero a comunicare tramite “utenze citofono” con entrambi i detenuti, Caruso Corrado e Boager Renato, chiedendo informazioni sulle indagini che riguardavano i fatti accaduti a Pachino. Cercavano infatti, informazioni rassicuranti, temendo che gli indumenti sequestrati dalla Polizia potessero ricondurre alle loro responsabilità.
Si comprendeva che i cellulari erano stati indebitamente introdotti all’interno del carcere da Caruso Maria, verosimilmente in occasione dei colloqui, durante i quali, consegnava al compagno le sim card intestate al proprio figlio defunto, nella speranza di eludere eventuali intercettazioni.
Proprio le intercettazioni evidenziavano nel Piazzese, l’uomo di fiducia della donna a cui la stessa aveva dato incarico di eseguire gli atti intimidatori commissionati da Boager Renato.
Ciò che muove Piazzese nel realizzare le volontà del Boager a lui giunte per il tramite dei Caruso, è certamente il denaro, anticipatogli proprio da Caruso Maria, con il quale viene remunerato il lavoro e che, in parte, il Piazzese deve ancora riscuotere come si evince da alcune intercettazioni, in cui si lamenta con Rubbera Cristian, con cui quotidianamente si accompagna.
Dai colloqui in carcere tra Caruso Maria e Caruso Corrado, si riusciva a ricostruire la vicenda dell’attentato intimidatorio nei confronti del Boager Giuseppe, che risultava ideato dal fratello Renato ed affidato per la materiale esecuzione a Piazzese Antonio, in una delle due circostanze accompagnato dal Rubbera Cristian.
Analogamente, si ascoltava il Boager Renato, indifferente per avere trascinato altri nella commissione degli atti intimidatori, oramai con l’unico scopo di vita quello di condizionare l’esito del processo penale, sovente al telefono con amici fidati, commentare con sadico piacere il fatto che i propri parenti, al suo cospetto nell’aula del Tribunale, risultavano terrorizzati per gli attentati subiti proprio in prossimità delle udienze.
Inoltre, il Boager dando ulteriore mandato al compagno di cella Caruso Corrado cerca di ottenere che Piazzese compia un più grave gesto, una gambizzazione o addirittura l’omicidio per il quale è disponibile a pagare rispettivamente la somma di 3.000 e 20.000 euro, come emergerà dai colloqui in carcere in cui Caruso Corrado si offrirà di realizzarlo personalmente non appena uscito dal carcere, atteso che la compagna Caruso Maria gli precisa che Piazzese non è in grado di compiere un così grave gesto.
Che tra Boager e Caruso Corrado sia stato stipulato tale “pactum sceleris” vi è conferma in un’altra conversazione in cui Caruso Corrado rivela alla Caruso Maria che nel testamento di Boager, questi lo ha nominato erede di un immobile.
Invero, l’odio che muove il Boager Renato verso i propri parenti era stato rilevato già nel 2017 durante le indagini che hanno portato alla condanna del Boager e di Rizza Damiano ritenuto l’autore materiale dell’aggressione in danno di Borgh Filippo, cognato di Renato Boager, commissionata proprio da quest’ultimo.


