News Siracusa: Martino Orvieto ha gli occhi grandi e verdi. Un sorriso contagioso. Nel suo profilo social si alternano foto che lo vedono ritratto con gli amici, con la nipotina, dietro un grande albero di Natale e dei semplici selfie. Tra le poche foto pubbliche ci sono anche le immagini dei lavori che eseguiva con estrema professionalità. In tutte le foto Martino sorride. Sorride alla vita. Sorride come un giovane che appena un mese addietro ha compiuto 29 anni e come tutti i suoi coetanei ha dei sogni da inseguire. Martino lavora a Malta come muratore. Lavora perché il lavoro nobilita l’uomo, ed è stato costretto ad “emigrare” perché la sua terra, purtroppo, non è riuscita a regalargli quel briciolo di certezze che ha, invece, trovato a circa 100 km. Come molti altri ragazzi ha messo uno zaino in spalla ed è partito. Magari per realizzare i suoi sogni, magari per avere qualche certezza economica in più.
Martino, nel suo profilo social, aveva pubblicato un breve video il 17 ottobre. Un video che lo vedeva protagonista. Lui, però, nella sua umiltà non aveva parlato di se stesso ma di un operaio italiano che aveva salvato la vita ad un cane all’interno di un residence a Swieqi. Un cane che era restato bloccato tra le ringhiere di un balcone di un appartamento.
Martino stava lavorando a pochi passi da quel residence e sentendo quel cane guaire si avvicinò subito per comprendere cosa stesse succedendo. Vedendo il cane in preda al panico non ci pensò due volte e saltò abilmente dal balcone accanto mettendo il cane in salvo tra gli applausi di chi si era fermato a guardare un atto d’amore così grande. Perché Martino, operaio, muratore siracusano era questo. Un giovane alto e magro dal cuore grande e dall’animo altruista.
Ma la storia di Martino, chiamato dagli amici in maniera scherzosa il “Profeta“, non è una storia a lieto fine. Martino ha trovato lavoro a Malta ma non è riuscito a realizzare i suoi sogni. Non ce l’ha fatta.
Martino il 17 ottobre, poco prima di mezzogiorno, è precipitato nel vuoto mentre lavorava sull’impalcatura di un negozio di sport a Birkirkara, a Malta. Tre giorni di coma. Martino, in prognosi riservata ha lottato tra la vita e la morte ed è stato sottoposto ad un delicatissimo intervento chirurgico al polmone perforato. Quello che preoccupava di più era la testa di Martino. Perché quando Martino è precipitato nel vuoto ha battuto violentemente il capo al suolo. Nonostante le condizioni critiche, però, si attendeva di poter effettuare quella delicatissima operazione al cervello che avrebbe, probabilmente, aumentato le speranze. Ma il 20 ottobre le condizioni di Martino precipitano, e si spegne definitivamente l’ultima speranza. Martino, quel giovane dal sorriso contagioso, è morto.
A parlarci è il papà di Martino, Antonino Orvieto. Si trova a Malta il signor Antonino, e quando risponde al telefono spezza l’imbarazzo dicendoci: “Come va?“.
Si trova a Malta in attesa che domani venga effettuata l’autopsia sul corpo del figlio e che possa finalmente riportare a casa Martino per dargli degna sepoltura.
E’ lui, che porta il dolore già grande che questa terra possa dare ad un uomo, a rompere il silenzio di quei momenti che iniziano con estremo imbarazzo. Ha la voce strozzata il signor Antonino. La voce strozzata da un dolore sordo che lo ha travolto da pochissimi giorni.
“Ho cercato di farmi forza aggrappandomi a quel filo di speranza legato alle macchine che tenevano in vita mio figlio – dice il signor Antonino con un nodo alla gola – perché ogni singolo rumore di quelle macchine mi faceva sperare che mio figlio potesse tornare in vita“.
“Mio figlio è morto sul lavoro – continua con voce tremante Antonino – e non so se si possa parlare di destino. Martino era un ragazzo solare, pieno di vita. Un grande lavoratore. Uno che quando lavorava ci metteva il cuore e curava ogni minimo dettaglio affinché tutto fosse perfetto. Mio figlio era un giovane altruista. Un ragazzo che aiutava sempre gli altri ed è per questo che abbiamo deciso di donare gli organi“.
Il papà di Martino si ferma un secondo, come a prendere aria, a prosegue dicendo: “abbiamo deciso di farlo perché mio figlio sarebbe stato felice di poter aiutare altre persone. Purtroppo non abbiamo potuto donare tutti gli organi ma soltanto i reni, il fegato e le cornee. Mentre il fegato di Martino raggiungerà l’Inghilterra, i reni e le cornee, che saranno asportate dopo l’esame autoptico, resteranno a Malta per aiutare qualcuno di questa terra. Una terra che Martino amava tanto e che tanto lo amava“.
“Quando siamo arrivati a Birkirkara – continua Antonino – abbiamo appreso che moltissime persone volevano bene a Martino e che qualcuno, sapendo della sua morte, ha deciso in segno di rispetto di chiudere la propria attività commerciale. Mio figlio, qui, era davvero ben voluto per il suo modo di fare e per il suo grande altruismo“.
“Il peggio – conclude dicendo Antonino Orvieto – deve ancora venire. Il peggio verrà quando potrò portare mio figlio nella sua Siracusa. Il peggio verrà quando lo saluteremo per l’ultima volta e realizzeremo che il suo sorriso non potrà più splendere“.
La conversazione si ferma così. Il signor Antonino non riesce più a parlare. Saranno tanti, in questo momento, i dubbi ed i ricordi che lo assalgono. Prosegue Dario Baio, presidente dell’Associazione Pro Via Algeri, che non appena ha saputo della dipartita del giovane Orvieto si è precipitato a Malta per stare vicino alla famiglia sia da un punto di vista fisico sia psicologico.
“Martino era un ragazzo per bene – dice Dario Baio – e come presidente dell’Associazione Pro Via Algeri, luogo dove Martino e la sua famiglia abitano, mi sento in dovere di essere qui in un momento così doloroso. Vogliamo ringraziare, come ha sottolineato il fratello di Martino, tutto il Siracusa Calcio, la Curva Anna, la via Algeri e l’Ellenika calcio per il grande affetto dimostrato in questo momento di strazio. Sono poche le certezze in momenti come questo, ma l’unica, quella più forte, è che Martino era venuto a Malta per lavorare e lavorando ha perso la vita. Ora non resta che attendere che sia effettuata l’autopsia per riportare Martino a casa. Quella casa che lo aspetta come lo aspetta la sua città, Siracusa“.
Quando Martino è morto, all’interno dell’ospedale, a portare il proprio cordoglio con il volto rigato dalla lacrime c’era anche una signora. Una signora sconosciuta dai famigliari di Martino che hanno appreso essere la proprietaria di quel cane, di piccola taglia, che il giovane Orvieto salvò senza pensarci due volte.
E mentre domani, sul corpo esanime di Martino, verrà effettuata l’autopsia in città ci si interroga su come si possano infrangere i sogni di un 29enne, che era andato a Malta per lavorare.


