Sono trascorse quattro lunghe stagioni senza pace per la famiglia di Renzo Formosa. Quattro lunghe stagioni dove mamma Lucia e papà Giulio non hanno più potuto abbracciare il loro figlio primogenito. Quattro stazioni senza Renzo, senza il suo sorriso, senza la sua gioia di vivere.
Un letto vuoto, quello di Renzo, in casa Formosa sancisce il calvario di una famiglia che giornalmente combatte contro il dolore più atroce che possa esistere, quello della perdita di un figlio.
Quel letto in casa Formosa, purtroppo, è vuoto da quasi un anno.
“Viviamo uno strazio senza fine – dice mamma Lucia con la voce perennemente spezzata dal dolore – un dolore che ci uccide lentamente“.
“Sono viva – dice ancora la mamma del giovane Renzo – ma lo sono solo fisicamente, la mia anima è morta quel 22 aprile del 2017 insieme al mio Renzo“.
Una vita, quella di Renzo Formosa, spezzata per sempre a seguito di un incidente stradale avvenuto in via Bartolomeo Cannizzo quando mentre tornava a casa il giovane venne trovato da un’autovettura che viaggiava in direzione opposta.
Mentre la voce di questa “nuova” mamma coraggio filtra da un telefono il suo corpo vivo si trova al cimitero dal suo bambino che non potrà più vedere crescere.
Ed è proprio per non dimenticare Renzo che nel giorno del primo anniversario dalla sua morte avrà luogo una marcia silenziosa che partirà alle ore 18 dalla chiesa di Santa Rita e terminerà in piazza Duomo.
Palloncini e lumini accompagneranno il silenzio di una marcia per non dimenticare la morte di Renzo, quel ragazzino da sorriso semplice e contagioso.
Giorno 17 aprile, a pochissimi giorno dall’anniversario della morte di Renzo, si tornerà in tribunale dove nonostante il parere favorevole del Pubblico ministero alla richiesta della difesa del 23enne aretuseo che investì mortalmente il giovane Formosa di proporre il patteggiamento per il proprio assistito il gip Andrea Migneco ha rigettato la proposta di due anni di reclusione con la pena sospesa ritenendola sottostimata rispetto alle conseguenze della condotta tenuta.
“Vorrei che mio figlio non fosse dimenticato – conclude mamma Lucia – nonostante non potrò mai più averlo indietro“.

