Non riesce a trattenere le lacrime di rabbia e dolore questa mattina mamma Lucia. L’ennesima mamma “coraggio” che lotta per ottenere giustizia dopo la morte del figlio 15enne, Renzo Formosa.
Il giovane cuore di Renzo smise di battere dopo un lungo giorno di lenta agonia. Era il 21 aprile del 2017 quando appena uscito da scuola, Formosa, viaggiava a bordo del suo scooter per fare rientro a casa quando in prossimità di una curva in via Canizzo venne travolto, secondo le prime ricostruzioni, da un’autovettura guidata da un 23enne, accusato adesso di omicidio stradale aggravato e lesioni, che viaggiava in direzione opposta.
Piange mamma Lucia, sempre accompagnata dal marito Giulio e dall’avvocato Gianluca Caruso, mentre urla il suo dolore per una giustizia che non vede ancora iniziare il processo a carico di quel giovane che investì mortalmente il suo primogenito.
Appena un mese addietro, l’avvocato aveva richiesto per il proprio assistito il patteggiamento con l’applicazione di due anni di reclusione con la sospensione della condizionale della stessa. Il gip Andrea Migneco aveva rigettato la proposta.
Il no di Migneco era arrivato in quanto, il gip, aveva ritenuto la pena sottostimata rispetto alle conseguenze della condotta tenuta del 23enne che causò la morte di Renzo Formosa.
Questa mattina, in aula, un altro Pubblico ministero aveva dato parere favorevole alla richiesta, dell’avvocato del 23enne, per il patteggiamento di due anni e quattro mesi di reclusione. A dare lo stop, per le stesse identiche motivazioni del gip Andrea Migneco, è stata il gip Carla Frau. Anche questa volta il rigetto è stato dettato da una pena ritenuta incongrua rispetto a quanto accaduto.
“Non riesco a trattenere le lacrime – dice mamma Lucia mentre si trova <costretta> ad uscire dal Tribunale di Siracusa senza ancora nessuna certezza – e pretendo attenzione da parte della Procura. Mi fido ciecamente della giustizia ma pretendo che la Procura presti attenzione sulla tragica morte di mio figlio“.


