News Noto. Una governance condivisa e partecipata per proseguire le linee guida di intervento del progetto già precedentemente definite. Nuove riunioni operative ieri pomeriggio al Comune di Noto del Comitato tecnico scientifico e del gruppo di lavoro che si sta occupando degli interventi previsti dal progetto finanziato dal Mibac a valere sulla Legge 77 del 2006 e co-finanziato dalle Regione siciliana. Il progetto riguarda i Siti Unesco “Le Città Tardo Barocche del Val di Noto”, “Siracusa e le Necropoli rupestre di Pantalica” e “Villa Romana del Casale di Piazza Armerina”.
All’incontro erano presenti, tra gli altri, per il Comitato tecnico scientifico Fabio Granata, Guido Meli, Marco Nobile, Franco Sarbia, l’assessore ai Beni culturali del Comune di Noto Frankie Terranova, il responsabile dell’attuazione del progetto Paolo Patanè.
Le riunioni di ieri sono servite per consolidare ulteriori procedure attuative previste dal progetto, come i bandi che verranno a breve pubblicati. Tra gli atti già assunti la manifestazione di interesse per l’aggiornamento dei piani di gestione dei siti Unesco, con scadenza il 5 agosto.
Il progetto, si ricorda, prevede cinque azioni: revisione e adeguamento dei piani di gestione; sistematizzazione delle conoscenze del patrimonio dei Siti Unesco Val di Noto, Villa Romana del Casale e Siracusa-Necropoli di Pantalica, e istituzione del relativo archivio unico; progettazione ed attuazione della comunicazione dedicata; cartellonistica; diffusione della conoscenza del patrimonio Unesco all’interno delle comunità locali e per i visitatori.
Il sindaco di Noto, Corrado Bonfanti, nella veste di Comune capofila del progetto, ricollegandosi alla polemica in corso nel Comune di Caltagirone, riguardo all’utilizzo del finanziamento sui siti Unesco, tiene a precisare: «Nessuna azione del progetto è relativa alla conservazione e al restauro dei monumenti ricadenti nei siti Unesco. Quindi è incomprensibile il riferimento all’utilizzo delle risorse per eventuali esigenze di restauro del sito della Scala Maria Santissima del Monte di Caltagirone. Si ricorda, infatti, che il progetto prevede cinque azioni e sarà decisivo per la revisione dei piani di gestione dei tre siti coinvolti. Le azioni avranno ricadute percepibili in modo evidente ed eguale in tutti i comuni coinvolti e anche a Caltagirone che ne è parte fondamentale e soprattutto sul piano della formazione, della restituzione delle conoscenze al pubblico e della valorizzazione». Il progetto infatti si basa sulle peculiarità di un territorio che seppur vasto vuole porre le basi per un sistema di rete.


