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Morte Eligia Ardita. Christian Leonardi:”io abbandonato da tutti”

Il marito dell'infermiera aretusea continua a sostenere di essere stato indotto a confessare una falsa verità

di Alessia Zeferino
18 Aprile 2018
Morte Eligia Ardita. Christian Leonardi:”io abbandonato da tutti”
 

È finito oggi l’esame ed il contro esame, iniziato il 28 marzo, di Christian Leonardi, unico indagato per la morte della moglie Eligia Ardita e del procurato aborto della figlia che la donna portava in grembo da otto mesi.

“Non ci sono mai stati problemi ne con mia moglie ne con la famiglia Ardita” – sono queste le prime parole pronunciate questa mattina da Christian Leonardi.

L’ex guardia giurata all’interno della Corte d’Assise di Siracusa ha proseguito il suo esame parlando di un rapporto, quello con la moglie, estremamente sereno: “siamo sempre stati bene insieme ad Eligia e da subito abbiamo programmato il matrimonio, l’idea di acquistare una casa e di ristrutturarla ed avere un figlio”.

Leonardi nell’esame odierno parla di sogni semplici di una coppia “normale” dove le discussioni sono legate solo a banalità legate a colori dei mobili e superabili in pochissimi minuti.

Il marito della giovane infermiera aretusea narra anche il matrimonio avvenuto il 20 settembre del 2012 e del figlio desiderato che purtroppo è andato via senza mai vedere la luce del sole a causa di un aborto spontaneo.

L’uomo ha poi parlato dei rapporti tra la moglie e il suocero, Agatino Ardita, definendoli “buoni” anche se, a suo dire, Eligia lamentava l’atteggiamento del genitore come quello di un “padre padrone”.

A confessare l’omicidio della moglie ed il procurato aborto della figlia Leonardi dice essere stato spinto “dalla disperazione e dal terrore” sentimenti dettati, a dire dell’uomo, da “un allontanamento con la famiglia Ardita”.

“Mi sono ritrovato solo – afferma Christian Leonardi – con tutti contro, con la famiglia di mia moglie che mi accusava nelle varie televisioni e giornali e con il mio avvocato (Aldo Gioacchino Scuderi, ndr) che mi ha spinto, insieme a mio fratello, mentre la casa era sotto sequestro per i rilievi dei Carabinieri del Ris, a confessare il delitto avvenuto dopo una “violenta colluttazione”.

Leonardi parla della “famosa” notte del 18 settembre del 2015 quando l’avvocato Aldo Gioacchino Scuderi insieme al fratello di Christian lo hanno “indotto” a confessare il reato non commesso intimorendolo con la certezza che all’interno della casa coniugale di via Calatabiano fossero state ritrovate prove inconfutabili come “impronte lungo il muro del salotto ed a terra”.

“Il mandato d‘arresto è già pronto se ti costituisci sarai aiutato da tutti” sarebbero state queste le parole che avrebbero gettato nel panico Christian Leonardi inducendolo ad una confessione, a suo dire, falsa e ritrattata nell’udienza del 28 aprile 2016.

Leonardi, assistito legalmente dalle avvocate Vera Benini e Felicia Mancini, ha sottolineato, durante l’esame, di essersi sentito minacciato dalla famiglia Ardita che in più di un occasione lo avrebbe accusato di non andare a trovare la moglie e la figlia al cimitero per paura. L’uomo ha anche detto di avere visto dei messaggi stampati dove la famiglia Ardita gli avrebbe detto:”ti facemu fari a fini ro succi” (ti facciamo fare la fine del topo, ndr).

Alle ore 11.49 Leonardi cede piangendo, ma preferisce continuare a deporre, quando ricorda di non aver più visto il fratello Pierpaolo e di essere stato abbandonato da tutti fino a quando non ha conosciti i suoi attuali difensori.

“Sono rimasto solo – dice Leonardi – tra le lacrime – solo nell’ultimo periodo ricevo delle lettere da mio padre e mia madre, ma con mio fratello non ho più avuto nessun tipo di rapporto”.

L’esame e il contro esame prosegue sottolineano anche alcuni punti toccati durante la passata udienza. La tragica notte del 19 gennaio quando Eligia, con la bimba che portava in grembo da otto mesi, perse la vita. I rantoli. L’arrivo del personale del 118 in via Calatabiano. Il lavoro perso da Christian Leonardi. La cena in casa poco prima del decesso dell’infermiera aretusea.

Alle ore 13.31 Leonardi, ancora davanti alla Corte, scoppia a piangere per la seconda volta ricordando il momento in cui gli fu riferito sia della morte della moglie sia che: ”praticando il parto cesareo avevano trovato mia figlia in una pozza di sangue”.

Dichiarazione, quest’ultima, che non é mai stata confermata da nessun teste ascoltato in aula durante l’intero processo.

Dopo una pausa di circa un’ora si è tornati in aula per ascoltare sia il medico curante di Eligia Ardita, il dottore Rosario Azzaro e l’anestesista Pasquale Calafiore.

Mentre il dottore Azzaro ha confermato l’ottimo stato di salute di Eligia il dottore Calafiore ha relazionato sul verbale rilasciato dopo la morte dell’infermiera siracusana.

Si torna in aula il 9 maggio quando in Corte d’Assise dovrebbe essere ascoltato l’avvocato Aldo Gioacchino Scuderi, primo legale di Christian Leonardi, accusato di essere stato la causa di una confessione “indotta” e non veritiera da parte del suo ex assistito.

(hanno collaborato Marco Panasia e Alessia Lorefice)

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Tags: Eligia ArditaFrancesco Villarditanews siracusaomicidio Eligia Ardita
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