Sono trascorsi tre anni da quel 16 febbraio del 2016. Tre lunghi anni di tira e molla. Tre anni caratterizzati dal dolore e dell’attesa. Tre anni di quel senso snervante di raggiungere la verità su una morte che molti definiscono assurda. Tre anni da quando Angelo De Simone venne trovato esanime nel piccolo giardino di casa, appeso ad un laccio legato, a sua volta, ad un piccolo gancio.
Anni cruciali per la famiglia di Angelo che ha corso contro il tempo affinché il caso, che stava per essere archiviato come suicidio, venne poi riaperto visti alcuni elementi chiave che, a quanto pare, non avrebbero fatto pensare all’impiccagione del giovane siracusano.
Allo scoccare dei tre anni, però, la verità sulla morte di Angelo sembra essere sempre più inafferrabile in quanto si torno a parlare di archiviazione. Un atto che la famiglia De Simone vuole evitare a tutti i costi non solo facendo opposizione tramite il proprio legale ma anche urlando a gran voce che Angelo non si è tolto la vita ma è stato ucciso.
E proprio come il 27 febbraio del 2017, quando ci aveva rilasciato una lunga intervista, riusciamo a parlare con mamma Patrizia che con la stessa tenacia e forza di quel giorno ci ribadisce i concetti che non tornano.
– Mamma Patrizia come nella vecchia intervista le chiedo, senza troppi giri da parole: Angelo si è ucciso o è stato ammazzato?
<Angelo è stato sicuramente ammazzato. L’ho detto all’inizio e continuerò a ribadire il concetto all’infinito. Mio figlio era un giovane pieno di vita e non avrebbe mai pensato a compiere un gesto talmente estremo. Fino alle tre del pomeriggio ero stata a casa con Angelo che scherzando, prima di uscire, mi aveva detto: “Ci vediamo questa sera”. Mi ha dato un bacio e poi l’ho rivisto morto>.
Il resto è cronaca. Patrizia torna a casa pensando di ritrovare la sua famiglia. Arriva davanti al cancellato della sua abitazione e delle finestre, che si affacciano sul piccolo giardino, noto la luce dell’interno accesa. Pensa che qualcuno sarà in casa e decide di non estrarre le chiavi dalla borsa. Suona ripetutamente il citofono senza nessun esito positivo. Continua a suonare innervosita pensando che la musica, la televisione o la distrazione dei telefoni starà distraendo l’attenzione da quel citofono che suona. Afferra la chiave e la fa girare nel chiavistello. Ma quando Patrizia varca la porta qualcosa non quadra. Vede delle scarpe e le collega ad Angelo. Si avvicina a quel muretto pensando che il figlio fosse <non mi stesse dando conto>. Ma bastano ancora pochi passi in avanti affinché Patrizia si trova davanti una scena che una madre non dovrebbe mai vedere: suo figlio morto.
– Patrizia sappiamo che a tre anni dalla morte di suo figlio Angelo il caso rischia l’archiviazione…
<Si, è vero. Il caso rischia l’archiviazione perché ritenuto un suicidio ma non è così, non può essere così, mio figlio non si è ucciso e sono troppi gli elementi che a mio avviso lo proverebbero>.
– Ad esempio?
<Mio figlio non sapeva neanche allacciarsi le scarpe e per questo le portava senza lacci. Mi dica come un ragazzo che non riesce ad allacciarsi le scarpe possa fare ben due nodi per suicidarsi. Mi dica come un ragazzo che aveva pronto un biglietto per partire in trasferta a vedere la partita del Siracusa possa essersi suicidato. Mi dica come un ragazzo che poche ora prima mi aveva detto “Ci vediamo questa sera” possa aver compiuto un gesto così feroce. Angelo non si sarebbe mai ammazzato ne tanto meno lo avrebbe fatto in casa mia. E se proprio avesse dovuto uccidersi lo avrebbe fatto in un altro modo non impiccandosi, glielo posso garantire>.
Ci sono dei pezzi del puzzle mancanti secondo mamma Patrizia e anche secondo l’avvocato della famiglia De Simone. A parlare, infatti, è anche l’avvocato David Buscemi che detiene il fascicolo sulla morte di Angelo. E proprio all’avvocato Buscemi abbiamo voluto chiedere perché la famiglia De Simone intende fare opposizione alla chiusura del caso.
– Avvocato cosa non convince i De Simone e Lei sulla morte di Angelo?
<Sono tanti i punti che non convincono sulla morte di Angelo De Simone. I dubbi c’erano già anche durante le indagini ma adesso sono ancora più forti>.
– Entriamo nello specifico. Quali sono i punti che lasciano intendere che quello di Angelo non sia stato un suicidio?
<Sembra che le indagini non abbiano fatto un reale passo avanti. E dalle indagini che sono state fatte emerge un dato fondamentale ovvero quello che l’archiviazione del caso da parte del Pubblico Ministero sia legato al fatto che il medico legale nominato dalla Procura ritenga che si tratti di un suicidio. Per il Pubblico Ministero, quindi, qualsiasi indagine da fare risulterebbe essere inutile. E’ questo quello emerge dalla richiesta d’archiviazione>.
Se il medico legale Orazio Cascio, consulente del pm, afferma che Angelo De Simone sarebbe morto a seguito dell’impiccagione, il medico legale incaricato dalla famiglia, Corrado Cro, nella sua relazione ha rilevato che le caratteristiche emerse dall’esame autoptico effettuato nel cadavere di De Simone metterebbe in risalto delle caratteristiche che non ricondurrebbero dalla condanna a morte che il giovane si sarebbe inflitto in maniera autonoma.
<Sembra che le indagini – dice l’avvocato David Buscemi – non siano stata approfondite e questo emergerebbe da alcune dichiarazioni rilasciate che avrebbero fatto nomi ben specifici su chi sarebbe o sarebbero stati gli esecutori della morte di De Simone e su come sarebbero avvenuti i fatti>.
Sono tante le ipotesi sulla morte di Angelo De Simone o meglio ancora tanti i nomi che a Siracusa si sono sentiti per tre anni. Chi per pettegolezzo, chi per diceria o chi per credenza popolare ha avanzato ipotesi infondate o meno. Ma quello che si domanda mamma Patrizia ed il legale dell’intera famiglia è perché le indagini non si siano state approfondite, invece, su quei nomi resi e inseriti all’interno del fascicolo. Nomi che avrebbero visto <intensificare i rapporti telefonici tra Angelo e alcune persone in particolare modo negli ultimi quindici giorni>, dice l’avvocato Buscemi.
– Avvocato, secondo lei quindi ci sarebbero delle falle da chiarire.
<Si, decisamente. Ci sono ancora troppe lacune sulla morte di Angelo>.
– Quali elementi ancora spingono sia Lei sia la famiglia a mirare a non fare archiviare il caso?
<Sono molti gli elementi che non sono stati presi in considerazione. Non sono stati fatti, ad esempio, gli accertamenti sulla capacità del gancio di tenere il peso del corpo di De Simone. Questi accertamenti, nonostante siano stati richiesti anche dal giudice, non sono mai stati effettuati e non comprendiamo il perché>.
– E…
<Una cosa che tengo a precisare e che l’esito delle analisi effettuate, anche quelle sui vestiti che indossava De Simone quel 16 febbraio e nel laccio che stringeva il suo collo, secondo quanto scritto nel fascicolo “hanno consentito di ottenere un profilo genetico misto fortemente sbilanciato utile per eventuali successive comparazioni”. Che vuol dire questo? Immagino che possa significare qualcosa. Immagino che possa portare a fare dei passi avanti>.
– Avvocato sono molte le lacune che avvolgono la morte di De Simone. Come mai, il luogo dove giaceva il corpo esanime di Angelo e quindi la scena del crimine non è stata mai cristallizzata e preso in considerazione l’intervento del Ris?
<Forse per negligenza? Chi è intervenuto ha informato, fin dall’inizio, il Pubblico Ministero che si trattava di un suicidio. E in quei pochi metri quadrati di giardino c’era il passeggio. Sembrava tutto meno che il posto dove era appena morto un ragazzo>.
Mentre secondo una perizia la morte di Angelo sarebbe avvenuta per “arresto delle funzioni vitali causato da asfissia meccanica primitiva e violenta da impiccamento auto indotto” per i medici incaricati dalla famiglia, invece, sul corpo di Angelo ci sono lividi che non convincono e la morte, chiaramente, non sarebbe stata inflitta dallo stesso De Simone.
Troppi i dubbi sulla morte di Angelo De Simone. Troppe le incertezze e l’esigenza da parte della famiglia di avere chiarezza. Ad avere l’ultima battuta è mamma Patrizia che dice <il caso non può e non deve essere archiviato sono troppi i dubbi che non ci fanno dormire la notte e che vogliamo siano chiariti sia per noi sia per Angelo>.
A Patrizia, mamma coraggio, chiediamo ancora una volta proprio come abbiamo fatto all’inizio dell’intervista.
– Signora Angelo si è ucciso o è stato ammazzato?
<Mio figlio è stato ammazzato>.
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