<Il mese di settembre porterà qualche novità? Chissà> a domandarlo, con un post pubblico nel gruppo Facebook dedicato al proprio figlio, è Patrizia mamma di Angelo De Simone.
<Ho imparato ad aspettare (non ci sono altre soluzioni) – scrive mamma Patrizia – e spero comunque che, chi in questo momento ha potere decisionale, non prosegua negli errori degli altri continuando a sottovalutare o non valutare affatto, punti importanti e non del tutto chiariti (per non dire non considerati affatto)>.
<Malgrado tutto – scrive Patrizia – credo ancora che qualcosa si possa cominciare a fare dopo tre anni e mezzo per far luce su tutto. Comunque vadano le cose ogni persona coinvolta direttamente o indirettamente nella morte di mio figlio prima o poi dovrà fare i conti con un giudice supremo: Dio>.
<Vorrei dire solo un’ultima cosa – conclude delle righe pubblicate sui social mamma Patrizia – rivolgendomi al giudice che in questo momento è chiamato a decidere se Angelo meriti “verità e giustizia” che se dovesse decidere per l’archiviazione sarebbe come se mio figlio fosse stato ucciso due volte, la prima dai vermi che hanno fatto questo e la seconda dalla cosiddetta “giustizia italiana”>.
Era il 16 febbraio del 2016 quando il corpo di Angelo De Simone venne rivenuto, esanime appeso ad un laccio legato ad un piccolo gancio, dalla stessa madre all’interno del giardino della propria casa.
Il caso di De Simone stava quasi per essere archiviato come suicidio ma poi riaperto visti alcuni elementi chiave che, a quanto pare, non avrebbero fatto pensare all’impiccagione del giovane siracusano ma ad un omicidio.
Mamma Patrizia, infatti, continua ad urlare ad alta voce: <mi figlio è stato ammazzato>.


