News: si divide tra cinema e teatro, momento importante per il trentenne, Salvatore Moricca, in arte Turi. L’attore siracusano, ha lavorato in teatro e da qualche settimana, è in prima serata nella serie culto “Squadra Antimafia”. Turi è Cosimo Corda, un membro della nuova famiglia malavitosa protagonista della fiction di Canale 5. Teatro e cinema sono un amore non (sempre) corrisposto, ma Turi riesce a convivere con entrambi. <<Sono luoghi decisamente diversi, linguaggi differenti, non saprei dire dove si sta meglio o peggio, posso dire solo che mi sento a casa in tutte e due le forme>>.
E quindi Turi cosa pensi delle serie televisive? <<Stiamo attraversando l’era delle serie tv, il pubblico a casa ama affezionarsi all’attore/personaggio di turno, avviene una immedesimazione tale che molte volte una serie fallisce se l’attore principale abbandona>>. Vorresti diventare anche tu un protagonista delle fiction?<<Personalmente non amo la serialità di un attore nello stesso personaggio, a mio parere preclude altre strade lavorative, si rischia di essere etichettati in un eterno ruolo senza fine. L’attore, per antonomasia, è in continua evoluzione e trasformazione>>.
Turi è siracusano d’origine ma vive a Roma, dove ha studiato e oggi lavora. Cosa ti ha spinto a “fuggire” da Siracusa e andare fuori per studiare recitazione? <<La mia passione per il teatro nasce ai tempi del liceo, quando decisi di iscrivermi ad un laboratorio di teatro. Da quel momento ho deciso che avrei vissuto a pieno quella passione…anche se, devo dire la verità, forse è successo molto prima>>. Turi ricorda e racconta: <<Avevo tre anni anni, mia sorella Anita sette. Immaginate un bambino cosi piccolo in mano ad ragazzina fortemente creativa, fu lei ad insegnarmi il gioco del “facciamo finta di..”. Eravamo al mare, e alla classica presentazione con gli altri bambini della spiaggia, mia sorella ebbe l’idea di fare amicizia presentandoci sotto mentite spoglie, con i rispettivi nomi di Yuri e Shila, cosi pensò lei, per suscitare interesse e invidia degli altri bambini. La trovata funzionò parecchio, fummo circondati, si sentivano nell’aria solo i nostri finti nomi, fu divertente avvertire la delusione degli altri compagni che pensavano di portare banali nomi italiani…il gioco andò avanti per un po’, fino a quando, alla fatidica ora di pranzo, mia madre, con il pacato richiamo Siciliano, si piazzò in riva al mare con i panini in mano ad urlare i nostri veri nomi…..Turi, Rosanita… rispondete”>>.
Terrence Mann ha detto che il cinema vi renderà famosi, la televisione vi renderà ricchi ma il teatro vi farà bene. Hai cominciato la tua carriera con il teatro, ti ritrovi in queste parole? <<Mi ha segnato in particolar modo il mio debutto in Teatro durante il festival “Dei due Mondi” di Spoleto con la messa in scena“Dopo il silenzio” tratto dal libro “Liberi Tutti” di PietroGrasso, in cui interpretavo la parte di un giovane mafioso, un giovane strappato alla vita dagli artigli della mafia>>. E allora il Teatro si che fa bene. <<Si, uno dei momenti più intesi che ho vissuto fin’ora, il più importane è legato proprio all’inzio della mia carriera. Appena diplomato all’Accademia, mi ritrovai ad affrontare un personaggio complesso e pieno di sfumature,in bilico tra la farsa e la realtà. Ero terrorizzato all’idea di doverlo portare in scena insieme a due figure importanti del teatro Italiano, come Sebastiano Lo monaco e Mariangela D’abbraccio. E invece, sono stati loro, insieme al regista Alessio Pizzech, che mi hanno accompagnato lungo la strada del successo, devo molto a queste persone>>.
Alla fine sei tornato a Siracusa e hai recitato al Teatro Greco. <<Fui scelto per il ruolo del messaggero dell’Ifigenia in Aulide mentre stavo in tourné, fu una notizia che mi lasciò col fiato sospeso, lo venni a sapere prima di una delle repliche di “Dopo il silenzio”,non potevo crederci,si realizzava non un sogno bensì un obbiettivo che mi ero prefissato, recitare in quel luogo, sacro, che mi fece innamorare del teatro. Lo stesso luogo che mi fece fuggire dalla mia città ed è lo stesso che mi ha fatto ritornare>>.
Il grande pubblico preferisce la televisione piuttosto che andare in teatro. Si tratta di un allontanamento definitivo dalla cultura? <<Non credo che le persone si siano allontanate dalla cultura, credo invece che i tempi in cui viviamo ci abbiano reso molto pigri, assuefatti da una realtà che impone. Si sta perdendo la curiosità, la voglia di sapere cosa c’è dietro “questa siepe”>>.
E allora Turi, secondo te, può fare qualcosa il Teatro per ritornare ad essere interessante? <<La scienza tecnologica ci sta allontanando dalla scienza umanistica, stiamo li tutti attenti a proteggere i nostri mezzi tecnologici e non siamo più in grado di ascoltare, non nel senso di sentire ma in quello di percepire, chi ci sta accanto. Si potrebbe aiutare il teatro portandolo nelle scuole, a mio parere è solo un problema di conoscenza, come ci si fa ad appassionare a qualcuno o qualcosa se non la si conosce?>>.

