Ancora una nuova udienza questa mattina per il processo a carico di Christian Leonardi, unico indagato per la morte della moglie Eligia Ardita e del procurato aborto della figlia che la giovane infermiera aretusea portava in grembo da otto mesi.
Depositata la perizia collegiale, medico-legale ed anatomo-patologica, in ordine al decesso di Eligia Ardita e del feto che la donna portava in grembo. Perizia che ha visto incaricati, sia la dottoressa Veronica Arcifa, medico chirurgo, specialista in Medicina Legale, sia il professore Giovanni Bartoloni, medico chirurgo, specialista in Anatomia Patologica, dalla Corte di Assise di Siracusa di cui è presidente la dottoressa Giuseppina Storaci.
23 pagine intense dove i medici incaricati sulla scorta di tutti gli elementi presi in esame ritengono che il decesso di Eligia Ardita sia <compatibile è riconducibile ad un meccanismo patogenetico da asfissia meccanica violenta con compressione polmonare e cardiaca progressivamente ingrevescente, fino all’exitus>.
Tutti gli elementi rilevati nella perizia sembrano in maniera inequivocabile convergere, quindi, univocamente verso una diagnosi di morte asfittica meccanica violenta
L’inalazione di materiale alimentare ė da ritenere secondaria, secondo la perizia stilata da Veronica Arcifa e Giovanni Bartoloni, ad uno stato di grave compromissione della coscienza e presumibilmente verificatasi durante la fase di boccheggiamento conseguita al meccanismo asfittico primario rappresentato dal soffocamento.
<L’esame di tutti i preparati istologici nonché i ricampionamenti – come dice la perizia – permettono di risalire epicriticamente alla causa di morte del feto>.
In conclusione, le 23 pagine, sottolineano che la causa del decesso ed il mezzo della morte di Eligia Ardita sono <riconducibili ad un meccanismo patogenetico da asfissia meccanica violenta verosimilmente da soffocamento, con compromissione polmonare e cardiaca progressivamente ingrevescente fino all’exitus; la causa ed i mezzi della morte del feto sono anch’essi di natura ipossica e sono attribuibili ad insufficienza placentare quale conseguenza diretta dello stato asfittico materno, non essendo state riconosciute noxae primitive significative a carico del feto o dell’unità materno-fetale>.
Delle conclusioni della relazione si evince anche che: <l’epoca della morte di Eligia Ardita può essere circoscritta in un range compreso tra le ore 22.05 e le ore 22.35 circa del 19 gennaio 2015; il decesso del fetino può essere collocato a distanza di 10 minuti al decesso della madre e pertanto tra le ore 22.15 dello stesso giorno. Il trauma cranico patito da Eligia Ardita non possiede una efficienza lesiva tale da avere prodotto alterazioni delle funzioni neurovegetative; si tratta, in ogni caso, di lesioni vitali astrattamente riconducibili ad una azione violenta reiterata>.
L’esame anatomico del cuore, effettuato sul cadavere della giovane infermiera arerusea, esclude qualsiasi ipotesi di arresto cardiaco primitivo.
Secondo i periti, quindi, anche <l’inalazione di materiale alimentare sarebbe da ritenere secondaria ad uno stato di grave compromissione della coscienza e presumibilmente verificatasi durante la fase del boccheggiamento conseguita al meccanismo asfittico primario rappresentato verosibilmente dal soffocamento. Ė indubbio, tuttavia , che l’ab ingestis abbia ulteriormente peggiorato una condizione clinica di gravissima insufficienza respiratoria, comunque già irreversibilmente o promessa>.
A prendere la parola, smontando le cause della morte di Eligia Ardita, ė stato il medico legale di parte Dalila Ranalletta che ha più volte ribadito come non si possa evincere in alcun modo che la morte dell’infermiera arerusea sia imputabile al marito, Christian Leonardi.
Si tornerà in aula il 19 settembre .


