News Canicattini Bagni. È stato presentato lunedì sera al Museo Civico Tempo l’ultimo libro di Attilio Bolzoni, penna autorevole del quotidiano “La Repubblica”.
“Il padrino dell’antimafia – una cronaca italiana sul potere infetto”, questo il titolo del libro-inchiesta scritto dallo storico cronista di mafia in Sicilia. «Si tratta di una vera e propria inchiesta giornalistica – spiega il giornalista Gaetano Guzzardo, addetto stampa del Comune di Canicattini Bagni e moderatore dell’incontro – che si basa non sulla narrativa ma sui fatti».
Il contesto all’interno del quale si inserisce l’inchiesta del giornalista, premiato nel 2009 per il suo trentennale impegno nel raccontare la mafia e la Sicilia è «quello di un’Italia un po’ deviata– aggiunge Guzzardo – l’Italia dei misteri, dei servizi segreti deviati, l’Italia dei governi paralleli. Ed è proprio questo che ha dato spunto ad Attilio Bolzoni per occuparsi di una vicenda che ha interessato da vicino il nostro territorio, la Sicilia, e di tutto quel sistema che entra a far pare di Confindustria e del sistema bicamerale imprenditoriale».
L’incontro, il primo degli appuntamenti di Settembre di “Canicattini legge”, moderato dal giornalista Gaetano Guzzardo, è stato promosso dall’Associazione Dahlia di Palazzolo Acreide, presieduta da Natya Migliori e rappresentata a Canicattini da Luisa Chiarandà, con il patrocinio del Comune di Canicattini Bagni e dell’impresa sociale Passwork di cui è presidente il sociologo Sebastiano Scaglione, con la collaborazione del Coordinamento Giuseppe Fava.
Presente all’incontro il vicesindaco Domenico Mignosa, il quale nel corso del suo breve intervento ha racchiuso il suo pensiero in una semplice frase dal significato molto importante «di mafia si parla poco e a sproposito. A volte le parole sulla mafia mancano di autenticità».
Parole, queste riprese e ribadite anche da Natya Migliori, la quale facendo sue le parole del giornalista Pippo Fava ha detto che «il siciliano è per cultura mafioso in tutto: dal semplice gesticolare, dall’intendersi senza parlare, da “mezza parola è poco ma una è supecchiu”, fino alle pessime ma radicate abitudini sociali».
«Noi, con la nostra associazione, partiamo da questa cultura e vogliamo sradicarla per farne una che sia antimafiosa – aggiunge la Migliori – Parlare di antimafia oggi è come parlare di un termine intriso di connotazioni negative».
Ed è proprio il tema della mafia quello che ruota attorno all’inchiesta del giornalista Bolzoni. Ma non è la mafia di Riina e di Provenzano, bensì è la mafia dei “colletti bianchi”, degli uomini per bene, è la “mafia incensurata”, come lo stesso autore spiega.
«Il tutto nasce – argomenta Gaetano Guzzardo – da una “voce” sul sistema “Montante”. Nel 2014 qualcuno racconta ad Attilio che è stata aperta un’inchiesta su questo “cavallo rampante” dell’imprenditoria siciliana, capo di Confindustria Sicilia, capo della Camera di Commercio di Caltanissetta, figura principe insieme ad altri di una rivoluzione nel mondo dell’impresa che prevedeva di cacciare “chiunque chiedesse di pagare il pizzo”. Alla fine la magistratura si interessa a Calogero Antonio Montante detto Antonello, per la sua attività parallela».
«Da quella voce – continua Guzzardo – nasce l’inchiesta giornalistica di Attilio Bolzoni che riguarda il “sistema Montante” in Sicilia, questo governo parallelo che ha amicizie dovunque».
«Montante è uno dei personaggi più potenti d’Italia – spiega Attilio Bolzoni – In questa storia manca l’autenticità perché nessuno fa il proprio mestiere. Nel mio libro ho cercato di descrivere questo organismo criminale utilizzando una definizione un po’ ingenua, ma efficace “mafie incensurate”. La mafia è sempre se stessa ma cambia solo il vestito. Questo libro nella mia testa si sarebbe dovuto chiamare, la mafia dopo le stragi perché questa è la mafia dopo le stragi».
«Ho iniziato a raccontare questa storia partendo da un episodio che mi colpì leggendo il Giornale di Sicilia – aggiunge Bolzoni – non c’erano più le foto di Montante con i magistrati. Dopo 15 giorni che non vedevo più le foto dei più alti magistrati della Procura di Palermo con Montante, io abituato a decifrare i giornali, ho pensato “c’è cosa” e infatti qualcosa c’era. Comincia così la mia inchiesta giornalistica ed è stata dura».
«Galantuomini di stato che da Montante hanno ricevuto innumerevoli favori che poi sono stati contraccambianti – conclude Attilio Bolzoni – nulla di penalmente rilevante ma qualcosa di schifosamente rilevante».
Condannato lo scorso maggio a 14 anni di reclusione, Montante, come accertato dagli inquirenti, era a capo di una centrale clandestina di spionaggio e dossieraggio utilizzata per affari e patti indicibili.
Un sistema che il presidente della Commissione regionale Antimafia, Claudia Fava, definì un “governo parallelo” che “per anni ha occupato militarmente le istituzioni regionali e ha spostato fuori dalla politica i luoghi decisionali sulla spesa”.
È una storia, quella raccontata da Attilio Bolzoni, che sfiora anche il Quirinale. Si sospetta, infatti, che nelle mani dell’ex presidente di Confindustria Sicilia possano essere finite le registrazioni dei quattro colloqui fra l’ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano e l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, che erano agli atti del processo di Palermo sulla trattativa Stato-mafia che la Corte Costituzionale aveva ordinato di distruggere.
Una storia in cui persone apparentemente diverse si fondono in una cosa sola, mettendo in moto una macchinazione che ha molti punti oscuri e molte zone grigie ancora da sondare.
Prossimo appuntamento, giovedì 5 Settembre alle ore 21 al Museo Civico Tempo, con Giulio Cavalli che presenterà il libro dal titolo “A casa loro”. Modererà l’incontro il giornalista Massimiliano Perna.




