Augusta. Questa mattina i lavoratori portuali della Filt Cgil, Fit Cisl, Uil trasporti e Cmr /Coordinamento marittimo rimorchiatori, di Siracusa e del porto di Augusta hanno incrociato le braccia contro la scelta degli armatori di gestire in proprio le attività portuali, come il carico e scarico merci, con il proprio personale navigante. Attività che sono invece di competenza delle maestranze qualificate, che operano all’interno degli scali.
«Una scelta che punta a ridurre i posti di lavoro e che crea enormi problemi di sicurezza agli stessi lavoratori. Sotto accusa – affermano i Segretari di Filt CGIL Vera Uccello Fit Cisl Alessandro Valenti e Uiltrasporti Silvio Balsamo – sono i molti episodi di autoproduzione, di operazioni portuali, a dispetto di quanto previsto in merito alla legge 84/94 sui porti, che denota grandi responsabilità delle autorità di sistema portuali. L’autorita’ infatti autorizza le imprese di terra a svolgere queste operazioni con il coinvolgimento della capitaneria di porto. I sindacati rimarcano anche l’assenza della vigilanza sulla sicurezza del lavoro presso le autorità portuali Inoltre in base agli accordi firmati dai rappresentanti dei datori di lavoro internazionali, dove si sottolineano che le operazioni portuale vanno effettuate dai lavoratori portuali e non in autoproduzione e che sistematicamente vengono disattese».
«Situazione evidente soprattutto e in particolar modo nei porti siciliani – continuano i segretari di Filt CGIL Vera Uccello Fit Cisl Alessandro Valenti e Uiltrasporti Silvio Balsamo – dove si evidenziano gravi violazioni di queste regole da parte delle compagnie di navigazioni che hanno anche annunziato il totale ricorso all’autoproduzione».
I sindacati evidenziano che da anni le compagnie armatoriali usano l’autoproduzione come strumento di ricatto Filt CGIL Fit Cisl e Uiltrasporti dichiarano che non è tollerabile il comportamento provocatorio e disfattista delle compagnie che in assenza di controllo ritengono di poter agire non rispettando le normative. Dichiarano inoltre che la pratica di autoproduzione provoca due ricadute gravissime. Il primo è la riduzione dei posti di lavoro perché il personale della nave svolge più mansioni anche diminuendo i tempi di riposo e di manutenzione il tutto a scapito dei Lavoratori dei porti, il secondo è relativo alla sicurezza perché il personale della nave non è formato per eseguire operazioni di imbarco e sbarco, e gli ultimi gravi incidenti anche mortali dimostrano quanto sia rischioso il mestiere del portuale.


