Correva l’11 novembre del 2007. Degli amici partono in macchina da Roma per raggiungere Milano. Vogliono seguire la Lazio di scena a San Siro contro l’Inter. La gara non è di certo turbolenta visto il clima disteso legato all’amicizia tra i laziali e i nerazzurri.
Sono circa le ore 9 del mattino quando durante una sosta all’autogrill il gruppo di amici entra in contatto con un gruppo di sostenitori della Juventus. Vola qualche insulto. Sembra accendersi una rissa. In realtà, però, tutto dura molto poco. I due gruppi si dividono e tutto termina.
Dall’altra parte della carreggiata, però, il contatto tra i due gruppi di tifosi richiama l’attenzione dell’agente della Polstrada, Luigi Spaccarotella.
L’agente Spaccarotella si avvicina al guard rail e intraprende un’azione spropositata e priva di alcun senso logico. Spaccarotella spara. Spara colpi dalla pistola di servizio. Un colpo trapassa il collo di un giovane, seduto nel sedile posteriore della macchina d’amici partiti da Roma. Al primo casello autostradale arriveranno i primi soccorsi. Intanto quel giovane, Gabriele Sandri, è agonizzante. Quel giovane si è “trovato” un proiettile conficcato nel collo mentre dormiva nel sedile posteriore.
A nulla servirà l’intervento dei soccorsi, Sadri si spegneva in quella strada a soli 26 anni per un tragico e maledetto errore.
E’ un giorno di lutto per il calcio italiano. Un giorno che vede la rivolta dei tifosi. Dalle curve, non appena giunge la notizia della dipartita del giovane per via di uno sparo partito da una pistola d’ordinanza, inizia il bisogno e la voglia di avvertire le squadre che devono disputare le tanto attese gare.
Le partite si devono fermare. La vita di quel giovane 26enne vale di più di una partita di calcio.
Gabriele, conosciuto da tutti come Gabbo era un noto dj romano e commerciante di abbigliamento. Un giovane ritenuto tranquillo, solare e non di certo un tipo violento.
La legge fa il suo corso e l’agente Luigi Spaccarotella, a fronte di una richiesta di 14 anni di reclusione da parte del Procuratore Generale, viene ritenuto colpevole di omicidio colposo e condannato in primo grado, il 14 luglio del 2009, a 6 anni di reclusione.
La pena, però, viene aggravata quando la Corte d’Appello di Firenze condanna l’agente, il 1 dicembre del 2010, a 9 anni e 4 mesi per omicidio volontario con dolo eventuale.
Oggi sono trascorsi ben sette anni dalla tragica scomparsa di Gabbo. Un giorno che l’Italia non potrà mai dimenticare. Un giorno che resterà scritto, tragicamente, nelle pagine del calcio italiano. Un giorno che resterà tatuato, indelebilmente, nelle mente dei tifosi di tutte le curve.
Perché quando muore un giovane, tra le curve, non c’è più rivalità, i colori scompaiono. Esce fuori il rispetto.
Il rispetto per un 26enne che voleva solo vedere giocare la sua Lazio.


