“Chiamatemi Tiresia, sono qui di persona, personalmente!”. Inizia così la lezione di cultura e di vita che Andrea Camilleri, venuto a mancare questa mattina all’Ospedale Santo Spirito di Roma, ha voluto regalare al pubblico presente al teatro Greco di Siracusa, in un’atmosfera magica e coinvolgente.
Era l’11 giugno 2018 quando, per la prima volta Andrea Camilleri diveniva attore di un suo testo, impersonando l’indovino cieco Tiresia. Una performance memorabile sul palco, tra le antiche pietre del teatro greco di Siracusa.
Conversazione su Tiresia, un testo che Andrea Camilleri scrisse appositamente per l’INDA, interpretato dallo stesso scrittore al Teatro Greco di Siracusa, poco più di anno fà, in una Produzione INDA con la regia di Roberto Andò.
Camilleri scelse Tiresia e quel che di questo personaggio ci ha trasmesso la letteratura, la filosofia, la poesia, e lo elegge a pretesto – come già fece Borges con molti dei suoi temi prediletti – per investigare la cecità e la vocazione a raccontare storie. Le infinite manipolazioni subite dalla straordinaria figura dell’indovino attraverso epoche e generi, costituiscono per Camilleri uno specchio in cui riflettersi, e attraverso cui rileggere il senso ultimo dell’invenzione letteraria. L’indovino che compare nell’Odissea, il profeta reso cieco da Giunone (o da Atena?), punito perché rivelava i segreti degli dei, è il protagonista di una conversazione solitaria, nel corso della quale il più grande scrittore italiano, meditando ad alta voce sulla cecità e sul tempo, sulla memoria e sulla profezia, parlerà del suo viaggio nella vita e nella Storia.
Disse Andrea Camilleri: “Noi tutti siamo il teatro, il pubblico, gli attori, la trama, le parole che udiamo”, così scriveva Borges, e questo è vero per tutti, ma ancor di più per un cieco. Da quando non vedo più, io vedo meglio, vedo con più chiarezza. Nella mia gioventù siciliana, i miei compagnucci contadini accecavano i cardellini perché sostenevano che da ciechi cantassero meglio”.


