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Anche Siracusa accoglie l’appello lanciato in rete per estirpare la cultura del femminicidio

di Alessia Zeferino
2 Giugno 2016
Anche Siracusa accoglie l’appello lanciato in rete per estirpare la cultura del femminicidio
 

Stop Femminicidio SiracusaNews Siracusa: basta davvero poco per consentire ad un messaggio di diventare virale.

Da ieri, infatti, sul social network più utilizzato da giovani e meno giovani del mondo ha preso il via una nuova catena. Niente tag questa volta. Non si richiede ad amici, parenti, conoscenti o semplici sconosciuti di postare nella propria pagina, nominando a propria volta degli amici, foto con bambini o animali domestici.

A farsi promotrice, nella sua pagina Facebook, è stata anche la cantante Elisa che raccolto tantissime le condivisioni, oltre 2000, e i “like” a dimostrazione di quanto il tema che la coach del talent show “Amici” ha messo in luce sia sentito dal suo pubblico.

Questa volta il messaggio è forte e chiaro. Il messaggio, che sembra essere un urlo silenzioso, parte delle donne e recita testualmente: “Con l’ennesimo orribile delitto che si è consumato ai danni della 22enne Sara Di Pietrantonio io e altre donne, in numero crescente, abbiamo deciso di intraprendere una serie di azioni martellanti volte ad estirpare la cultura del femminicidio ormai diventato ennesimo motivo di imbarazzo del nostro Paese. Stiamo organizzando una prima protesta molto semplice: il 2 giugno, 70esima ricorrenza del voto alle donne italiane, esponete alle vostre finestre un abito, un lenzuolo, una bandiera, qualsiasi cosa di colore rosso. Simboleggia il sangue versato dalle donne uccise dai loro uomini, o ex uomini, o corteggiatori rifiutati.

Sarà solo il primo passo. Partecipate e non abbiate paura di passare per delle rompiscatole, come cercherà di farvi credere un certo tipo di persone (uomini e donne) da tenere alla larga perché non vogliono il vostro bene”.

Mentre oggi ricorre, appunto, il 70esimo “compleanno” della Repubblica e la ricorrenza del diritto al voto per le donne sono proprio loro, il sesso debole, a voler urlare il proprio disappunto, il proprio sgomento e la propria paura per quanto sta accadendo. Donne su donne, quotidianamente, vengono uccide dei propri mariti, fidanzati, compagni. Massacrate nel tragico “gioco” dell’amore malato.

Se ieri, durante il secondo atto dell’udienza a Christian Leonardi, marito dell’infermiera aretusea Eligia Ardita, morta al termine di un violento litigio avvenuto all’interno della casa coniugale di via Calatabiano lo scorso 19 gennaio 2015, sono entrate nell’aula della Corte d’Assise con ai piedi delle scarpe rosse per dire no ad ogni forma di violenza contro le donne (leggi qui); quest’oggi le donne, anche quelle siracusane hanno deciso di esporre dai propri balconi o finestre degli indumenti o un semplice drappo rosso per dire basta ad un “fenomeno” che sembra non volersi fermare.

Solo qualche giorno addietro, infatti, Roma si è fatta scenario dell’ennesimo caso di “amore” malato. Quell’amore che ha visto un fidanzato, dove essere stato lasciato, avvalersi del diritto di poter prendere a fuoco l’ex fidanzata 22enne solo perché “colpevole” di volersi comportare da donna libera.

Sventolano, nonostante la serata poco ventosa, indumenti e drappi rossi di mamme, figlie, nonne. Sventolano per voler dimostrare e rimarcare il diritto di libertà che vuole essere negato. Sventolano in rispetto di tutte quelle donne che sono state ammazzate. Sventolano e continueranno a sventolare in una lotta continua per dire basta alla violenza.

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