• Pubblicità
  • Redazione
  • Contatti
martedì, 21 Aprile 2026
Siracusa Times
  • HOME
  • News
  • Siracusa
  • Cronaca
  • Politica
  • Sport
  • Rubriche
    • Letture consigliate
    • Sancu cauru campa picca
    • Spazio nutrizione
    • FOTOGRAFANDO
  • LE VOSTRE SEGNALAZIONI
Nessun risultato
View All Result
  • HOME
  • News
  • Siracusa
  • Cronaca
  • Politica
  • Sport
  • Rubriche
    • Letture consigliate
    • Sancu cauru campa picca
    • Spazio nutrizione
    • FOTOGRAFANDO
  • LE VOSTRE SEGNALAZIONI
Nessun risultato
View All Result
Siracusa Times
Nessun risultato
View All Result

70 anni da quel 27 gennaio del 1945. 70 dalla grande vergogna chiamata “Shoah”

di Alessia Zeferino
27 Gennaio 2015
70 anni da quel 27 gennaio del 1945. 70 dalla grande vergogna chiamata “Shoah”
 

campi di concentramento siracusa timesSono trascorsi 70 anni da quel 27 gennaio del 1945. 70 anni da quando l’esercito dell’Armata Rossa entrò all’interno del campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia. 70 anni dalla liberazione.

In quel campo di concentramento dove si è consumato l’orrore, la vergogna, l’intolleranza. Il mondo, in questi giorni, si ferma a riflettere e ricordare un avvenimento che il genere umano conserva in una delle pagine più buie della sua storia.

Davanti agli occhi di generazioni passano scatti “proibiti” che feriscono come lame affilate. Scatti fotografici che sono rimasti come impronte, indelebili, dell’orrore in grado di trasmettere eventi che numeri e fatti, da soli, non potranno mai e poi mai narrare.

Quel campo di concentramento, Auschwitz I, è solo il primo di tre campi lager concepiti dai nazisti per i prigionieri di “guerra”.

Il primo “carico” umano arrivò il   il 14 giugno del 1940. Poi, a seguire, all’orrore si è aggiunto orrore. Quei campi, quei maledetti campi sono divenuti la “soluzione finale della questione ebraica”, decisa durante la famigerata conferenza di Wansee.

La “soluzione finale”, in quel luogo, significò solo sterminio.

Perché in quei campi di concentramento è stato fatto di tutto. Perché in quei campi di concentramento è stato dimenticato il valore e la dignità dell’essere umano. Perché i quei campi di concentramento non c’era differenza tra uomini, donne, bambini o anziani. Dovevi spogliarti. Dovevi farti marchiare. Dovevi sottostare alle umiliazioni in silenzio. In quei campi di concentramento non avevi più un nome ma un numero. Un numero che ti metteva in “lista d’attesa” fino al giorno della tua morte. Perché in quei campi i bambini non giocavano a pallone. In quei campi c’erano i forni crematori, messi in uso in occasione degli esperimenti con lo Zyklon B, gas in grado di uccidere centinaia di persone in 10/15 minuti al massimo.

In quei campi quando superavi l’ingresso sapevi già che non saresti mai tornato indietro. Saresti restato nel loro interno fino a quando la morte ti avrebbe “salvato” dall’orrore e dalla follia.

In quei campi, ancora oggi, ci sono i “blocchi”. Il “blocco 11” era quello della morte. Quando attraversi, oggi, Auschwitz 1 vedi ancora centinaia di paia di occhiali, scarpe, protesi per invalidi, valige con nomi e i capelli.

I capelli? Si. Quando entravi dentro quei campi i capelli venivano “rasati” e raccolti all’interno di enormi sacchi per poter essere rivenduti e utilizzati nelle fabbriche come imbottiture.

C’è ancora il “blocco 6”, quello dei bambini. Lasciati senza madri e famiglie. Costretti a dormire in dieci sopra degli scaffali. Gli unici a sperare nella “salvezza” erano proprio i bambini. Solo se riuscivano a convincere le SS di avere almeno 15 anni potevano essere ritenuti utili per il lavoro e quindi risparmiati alla morte.

In totale furono deportate ad Auschwitz più di 1 milione e 300.000 persone. 900.000 furono uccise subito al loro arrivo e altre 200.000 morirono a causa di malattie, fame o furono uccise poco dopo il loro arrivo.

Si è parlato di Auschwitz. Si parla e se ne parlerà. I libri di storia non dimenticano. Testimonianze di “sopravvissuti” narrano, dopo anni, il ritorno ad una libertà fisica ma non mentale. Perché la mente, di chi ha vissuto l’orrore, non potrà mai dimenticare.

Eppure, l’olocausto è stato rinnegato da qualcuno. Eppure la morte di innocenti è stata negata con la stessa facilità con la quale si mangia un pacco di patatine. Si, perché quegli uomini, quelle donne, quei bambini, per molti sono rimasti solo numeri macellati come bestie.

Dimenticare, però, non si può e con il rischio di cadere nella banalità, per chi l’avesse dimenticata, vogliamo chiudere con “Se questo è un uomo” di Primo Levi, perché quelle vite, rimaste chiuse, per sempre dentro quei campi, dentro quei forni, in realtà devono essere ricordate in maniera dignitosa. Senza remore, senza paura, perché nonostante quello che si è detto e fatto erano e saranno sempre “uomini”.

 

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

 

Share
Tags: giornata della memoriaShoah
Articolo Precedente

Siracusa: custodita, temporaneamente, nella chiesa di Santa Maria della Roccia l’Edicola Votiva collocata nell’incrocio tra via Elorina e via Lido Sacramento

Articolo Successivo

Siracusa: la biblioteca Santa Lucia organizza il corso “giardinaggio e conoscenza botanica”

Articolo Successivo
Siracusa: la biblioteca Santa Lucia organizza il corso “giardinaggio e conoscenza botanica”

Siracusa: la biblioteca Santa Lucia organizza il corso "giardinaggio e conoscenza botanica"


Cerca su Siracusatimes.it
Nessun risultato
View All Result

  • Pubblicità
  • Redazione
  • Contatti
  • Privacy Policy
  • Cookie Policy
  • Partners
  • Regolamento Elettorale

Copyright 2021 © STM Company Srls Tutti i diritti sono riservati | Siracusatimes.it Testata Giornalistica online reg. al Tribunale di Siracusa n. 07/14
Direttore responsabile: Alessia Zeferino | STM Company Srls P.Iva 01839660899 | Per la pubblicità: commerciale@siracusatimes.it

Nessun risultato
View All Result
  • HOME
  • News
  • Siracusa
  • Cronaca
  • Politica
  • Sport
  • Rubriche
    • Letture consigliate
    • Sancu cauru campa picca
    • Spazio nutrizione
    • FOTOGRAFANDO
  • LE VOSTRE SEGNALAZIONI

Copyright 2021 © STM Company Srls Tutti i diritti sono riservati | Siracusatimes.it Testata Giornalistica online reg. al Tribunale di Siracusa n. 07/14
Direttore responsabile: Alessia Zeferino | STM Company Srls P.Iva 01839660899 | Per la pubblicità: commerciale@siracusatimes.it