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Tony Drago, suicidio simulato: un’inchiesta del “Corriere della Sera” rivela la perizia choc


Secondo quanto pubblicato dall’inchiesta del giornalista Giulio De Santis, nelle perizie è spiegato come il decesso del militare siracusano sarebbe la tragica conseguenza di “una prova di resistenza fisica assurda, andata ben oltre le vessazioni del nonnismo. Quella notte del 2014 i commilitoni avrebbero obbligato il 25enne siracusano a compiere una serie di flessioni poi, mentre il ragazzo stava facendo i piegamenti, uno di loro si sarebbe lanciato a peso morto sul corpo del giovane frantumandogli le vertebre. A quel punto, spaventati per avergli in pratica spezzato la schiena, avrebbero deciso di ucciderlo con una badilata in testa, simulando infine il suicidio”.

“Drago era stato vessato per mesi, – si legge ancora nell’articolo – nella totale indifferenza dei superiori la cui omertà spinse il ragazzo a suicidarsi. Questa è la tesi che ha imposto l’iscrizione nel registro degli indagati dell’ufficiale comandante Paolo Lorenzi, dell’ufficiale d’ispezione Giampaolo Torcigliani, del sottoufficiale di picchetto Salvatore Adragna, del sergente di giornata Paolo Esposito, del comandante della guardia Giuseppe Zarbano, e dei militari addetti quella notte al servizio, i soldati Daniele Marino, Roberto Cucuzza e Simone Lampis.

“Sono anni che sosteniamo quanto affermato dai consulenti del gip – dichiarano al Corriere della Sera gli avvocati della famiglia Drago, Diego De Paolis e Dario Riccioli, che assistono la famiglia del militare -. Non è tollerabile che la morte di Antonino diventi l’ennesimo “delitto di Stato” irrisolto e che i presunti responsabili rimangano impuniti – si legge sempre nell’articolo- . Nel corso dell’udienza, i consulenti hanno anche asserito che potrebbe essere stato un calcio sulla schiena a provocare le lesioni alle vertebre, cui sarebbe seguito il colpo di pala. Seppure possibile, entrambi i consulenti ormai catalogano l’ipotesi del suicidio come la meno probabile”. 
E intanto, l’avvocato Dario Riccioli nei giorni scorsi ha inviato un’istanza al Procuratore Generale presso il Tribunale di Roma di avocazione delle indagini preliminari per mancato esercizio dell’azione penale. “Nonostante sia scaduto il termine massimo previsto dal codice di procedura penale per la chiusura delle indagini preliminari,  – ha detto – seppure le conclusioni cui sono giunti i periti nominati dal Gip siano state inequivocabili, ad oggi, inspiegabilmente, l’Ufficio del Procuratore della Repubblica non ha notificato né l’avviso di conclusione delle indagini preliminari né la eventuale richiesta di archiviazione”.
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