Doveva essere l’udienza conclusiva, questa mattina, per il caso Stefano Biondo. Dopo sette lunghi anni, da quel 25 gennaio del 2011, non è ancora stata posta la parola fine su una storia triste che ha visto la morte del 21enne, disabile psichico, per un caso di malasanità. Si tornerà in aula per le repliche formali, e con ogni probabilità per il capito conclusivo, il 19 marzo.
Stando all’esame autoptico eseguito dal medico legale Giuseppe Bulla, Stefano è morto per asfissia meccanica, provocata dalla compressione immobilizzante della gabbia toracica operata da tre persone nel tentativo di immobilizzarlo durante la crisi.
La pena richiesta dal Pubblico Ministero per l’unico indagato per la morte di Stefano Biondo è di 9 mesi di reclusione.
Per fare chiarezza sulla tragica fine di Stefano Biondo, studiando l’intero fascicolo e stilando una relazione di analisi sistemica criminalistica e investigativa al fine di individuare elementi utili alla ricostruzione del fatto criminoso, è stato incaricato, da Rossana La Monica sorella del giovane 21enne, il criminologo Carmelo Lavorino.
Secondo la relazione stilata da Lavorino il corpo di Stefano “presentava zone circolari di contusione ecchimotica da contenzione ai due polsi in rapporto all’uso di un cavo elettrico e varie ecchimosi da afferramento oltre a fori da venopuntura”.
Aveva 21 anni Stefano Biondo. Solo 21 anni. 21 anni ed un sorriso contagioso per un ragazzone che amava tanto la vita ed i treni. Aveva 21 anni il sorriso di Stefano quando si è spento definitivamente in quella stanza, in quel gelido pavimento di una struttura privata dove doveva essere curato.
Stefano giaceva esamine con il corpo coperto da un lenzuolo blu. La testa poggiata su un plaid e su un maglione di colore marrone.
Stefano giaceva supino sul pavimento della sala da pranzo della struttura privata che lo ospitava e che lo vedeva sdraiato con gli arti superiori divaricati a novanta gradi. In prossimità del suo corpo un guanciale, una federa e uno spezzone di cavo elettrico.
Indossava i pantalone di una tuta, calzini e maglietta Stefano. E quella maglietta sollevata sul corpo di quel 21enne faceva scorgere sul torace tre elettrodi per cardiogramma posizionati dai soccorritori del 118.


