Quarantaseiesima udienza, questa mattina, in Corte d’Assise per il processo a carico di Christian Leonardi accusato di aver ucciso la moglie Eligia Ardita, incinta all’ottavo mese di gravidanza, la notte del 19 gennaio 2015 all’interno della casa coniugale di via Calatabiano.
Dopo la richiesta dell’ergastolo da parte del pubblico ministero Fabio Scavone, e la conferma della stessa da parte degli avvocati Francesco Villardita, Cristiano Leonardi e Giambattista Rizza.
Questa mattina ė stata la volta degli avvocati di Leonardi, Vera Benini e Felicia Mancini, di esporre la propria arringa difensiva.
Assente in aula, per la terza volta, Christian Leonardi.
Si contesta al Leonardi l’omicidio volontario pluriaggravato per aver procurato la morte della moglie e la morte del feto che la donna portava in grembo.
<Noi crediamo che non sia stata completamente giunta la prova che abbia ucciso la moglie – dice in aula l’avvocato Felicia Mancini – in quanto sul corpo di Eligia, almeno dal l’esame esterno, non sono state riscontrate lesioni o segni che consentissero quanto meno di ipotizzare che ella sia stata quantomeno violentemente picchiata, o segni indicativi di lesioni da difesa>.
<Eligia non ė stata uccisa dal marito. Quello della Ardita non ė stato un femminicidio> – sono queste le parole che tuonano in aula da parte dell’avvocato Felicia Mancini.
Secondo uno dei legali di Leonardi, se Eligia fosse stata vittima di violenza la stessa famiglia Ardita, definita famiglia patriarcale, sarebbe stata a conoscenza di quanto accaduto precedentemente al tragico evento.
A questo punto la famiglia Ardita ha abbandonato l’aula di Corte d’Assise.
in quanto famiglia patriarcale gli Ardita, secondo gli avvocati difensori di Leonardi, avrebbero avuto contezza immediata delle percosse che la donna avrebbe subito.
<In questa famiglia, dove tutti sapevano di tutti, Leonardi non ha mai preso una decisione da solo> – continua la difesa di Leonardi.
La requisitoria difensiva continua sulle testimonianze rese in aula da due amiche di Eligia, che avrebbero parlato di liti “normali” in una coppia. Le uniche lamentele di Eligia, sarebbero state quelle legate alle troppe uscite serali del marito che avrebbe preferito la compagnia degli amici a quella della sua futura moglie.
La difesa di Leonardi continua a battere sulle presunte incongruenze legate alle testimonianze rese in aula dal personale del 118 che la notte del 19 gennaio 2015 intervenne per soccorrere la donna. Si discute quindi di valutare le “dichiarazioni auto accusatorie” rese da Leonardi e successivamente ritrattate in un lungo memoriale. Dichiarazioni, come detto più volte, che secondo l’imputato sarebbero state “estorte” sia dal fratello sia dal suo ex Legale (Aldo Gioacchino Scuderi, ndr) per ottenere uno sconto di pena.
L’avvocato Vera Benini, invece, ė partita dai fatti processuali fornendo tutti i dati relativi alla tragica notte della morte di Eligia compresa la telefonata che Christian Leonardi fece al 118. Anche l’avvocato Benini ha discusso in aula sulle testimonianze “incongruenti” esposte in aula dal personale del 118. Testimonianze che, a dire della difesa di Leonardi, non sarebbero solo incongruenti tra di loro ma anche con le telefonate intercorse tra gli stessi paramedici.
La richiesta della difesa di Leonardi è quindi l’assoluzione dell’imputato in quanto, per i propri legali è ritenuto innocente. L’avvocato Benini, nel caso in cui non sussistano più i parametri e ritenendo l’imputato non capace di commettere un reato, ha richiesto la revoca della misura cautelare in carcere e la segretezza del luogo dove il marito di Eligia andrebbe una volta posto agli arresti domiciliari.
Arriva perentorio, però, da parte del pm Scavone il rigetto della richiesta dei legali di Leonardi. Sarà adesso la Corte nei prossimi giorni a decidere se la richiesta degli avvocati Benini e Mancini sarà accettata o meno.
Si tornerà in aula il 5 dicembre quando verrà emessa la sentenza di primo grado a carico di Christian Leonardi, marito di Eligia, ad oggi unico indagato per la morte della donna.


