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I mosaici abbandonati nella Villa Romana del Tellaro. “Un danno al patrimonio culturale, all’identità collettiva e all’economia del territorio”


villa romana del telalro - siracusatimesNews: i mosaici romani della Villa del Tellaro in abbandono. A denunciarlo è Cettina Raudino, Passione Civile, che documenta le condizioni di incuria in cui versa il sito archeologico alle porte di Noto, inaugurato nel 2008 dopo 30 anni di scavi e lavori di restauro che hanno riportato alla luce una residenza aristocratica di età tardo imperiale con scene policrome di grande valenza e bellezza. Sporcizia e degrado connotano la copertura dei mosaici a cui si aggiunge la presenza di una cani randagi che usano l’area archeologica come riparo e dimora.

Riportiamo, qui di seguito, le parole di Cettina Raudino: “Di chi è il patrimonio culturale di una città o di una nazione? Chi subisce un danno se una cagnetta randagia partorisce i suoi cuccioli sulle tessere di un mosaico di una villa romana del IV secolo? Hanno i cittadini il diritto di sentirsi defraudati, direttamente chiamati in causa dall’incuria e dal degrado, di denunciare e pretendere che ogni bene comune, soprattutto quello storico, ogni area archeologica, ogni chiesa, ogni via, ogni pietra, pezzo di selciato, mosaico, graffito segno del passato e traccia identitaria, siano tutelati e valorizzati come si recita nell’art. 9 della nostra Costituzione, o si enuncia ampiamente nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio?

La risposta alla prima domanda, chi subisce il danno, è: il cittadino. Tutti noi subiamo un danno il cui valore è incalcolabile, non quantificabile. Data l’unicità e l’irripetibilità di quel mosaico, che attraversando miracolosamente i secoli è sopravvissuto a ogni schiaffo del tempo, ci possiamo sentire danneggiati personalmente e collettivamente se chi di dovere e competenza, cioè la Soprintendenza ai Beni Culturali, la Regione, non mette in campo le necessarie azioni di tutela.

Un danno al patrimonio culturale è un danno all’identità collettiva e all’economia di un territorio che vorrebbe, vuole, vivere di turismo culturale e naturalistico. E’ fin troppo evidente il nesso che lega la tutela di un bene, alla sua valorizzazione, fruizione e quindi all’indotto turistico.

Un attrattore culturale di grandissime potenzialità come la Villa Romana del Tellaro versa in condizioni pietose, da anni. E prospettare soluzioni pasticciate come il trasporto dei mosaici in altro sito, è una visione anacronistica e grossolana, poco rispettosa del bene stesso che privo del contesto di riferimento risulterebbe poco leggibile, mutilo, offeso ancora una volta.

Per ragioni che a noi cittadini possono anche risultare oscure o comunque inappropriate, data la gravità dello stato di fatto, data la imbarazzante voragine di incuria, è palese che la Soprintendenza non è in grado di presidiare e valorizzare adeguatamente. Da sempre la zona sud della provincia di Siracusa ha registrato carenze e abbandoni in questo ambito così strategico.

Nonostante non siano i cittadini a dover prospettare delle soluzioni, si può però suggerire di  mettere a punto un nuovo modello di gestione delle aree archeologiche, una compagine che, oltre alla Soprintendenza, contempli la presenza attiva del Comune di Noto e delle associazioni culturali, cooperative che al loro interno abbiano requisiti e competenze spendibili, reclutate con bandi di evidenza pubblica trasparenti e aperti a tutti”.

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