ULTIM'ORA

VIDEO La verità sull’acqua a Siracusa, il M5S: “non è di buona qualità, ma la usiamo lo stesso”


News Siracusa: l’acqua che esce dai rubinetti delle nostre case non è di buona qualità, ma la usiamo lo stesso, e la paghiamo come se fosse ottima. Lo sa l’attuale Sindaco Garozzo e lo sapevano i suoi predecessori Visentin e Bufardeci. E’ l’allarmante verità lanciata dal Movimento 5 Stelle di Siracusa e dal suo portavoce, Stefano Zito. “Lo sa l’ARPA (Agenzia regionale per la Protezione Ambientale), lo sa l’Azienda Sanitaria Locale, lo sa l’Assessorato Regionale della Salute, lo sa il Ministero della Salute. Lo sapeva anche il Sindaco Francesco Cirillo (Democrazia Cristiana) che nel 1992 emanava, con ordinanza 92250, <<le direttive per conseguire il rientro nei limiti di legge dei parametri Sodio e Cloruri>>.  Insomma, gli unici a non saperlo sembrano essere i cittadini che non sono mai stati informati ufficialmente sulla qualità dell’acqua a Siracusa”.

Il M5S ha inviato una serie di richieste di accesso agli atti all’Asp di Siracusa, all’ARPA Siracusa, all’Assessorato della Salute e al Sindaco di Siracusa (quest’ultimo non ha mai risposto neppure a seguito di diffida), e abbiamo ricostruito la situazione relativa alle caratteristiche dell’acqua erogata a Siracusa.
La settimana prima del ballottaggio delle elezioni amministrative del 2013, l’allora candidato del PD Giancarlo Garozzo, attuale sindaco di Siracusa, si dichiarava consapevole della situazione idrica del comune di Siracusa, affermando addirittura che “qui c’è il problema che l’acqua spesso viene presa da pozzi dove l’acqua è inquinata”. Per cui annunciava che, “verificato che nei pozzi d’approvvigionamento l’acqua non è potabile, avrebbe fatto quell’ordinanza per le zone che vengono servite da quei pozzi” . Inoltre, l’attuale Sindaco si dichiarava assolutamente a favore della ri-pubblicizzazione del servizio idrico, uno dei punti del suo programma per la città.
Oggi, dopo aver affidato ai privati la gestione dell’acqua con un bando discutibile e sotto i riflettori della Procura, non sembra essersi verificato quel tanto auspicato “ritorno alla normalità” sbandierato in campagna elettorale.  Alcune domande sono d’obbligo: la verifica dei pozzi è stata mai fatta? I cittadini sono stati informati sulla qualità dell’acqua a Siracusa?

Dai riscontri alle richieste di accesso agli atti di questi mesi, è emerso quanto segue.  In data 30.09.2015 chiedevamo all’ARPA i risultati delle analisi su pozzi e serbatoi dal 2013 al 2015. Nella nota a riscontro del 14.10.2015, l’ARPA Siracusa, precisando che la stessa si occupa di effettuare le analisi sui pozzi del Comune di Siracusa, ometteva i risultati dei valori relativi al sodio per l’anno 2015, valori invece presenti per l’anno 2014, ma non per tutti i pozzi. Inoltre, i parametri di “conducibilità” e “cloruri” risultavano spesso superare di gran lunga i limiti di legge (valore massimo consentito = 250 mg/l per i cloruri) e persino i valori massimi ammissibili (V.M.A. = 664 mg/l per i cloruri), consentiti dalla deroga concessa dalla Regione Sicilia fino al 2006. Ciò vale anche per gli anni che vanno dal 2007 al 2012. Anche dal riscontro dell’ASP alla richiesta atti del 6.10.2015 sui risultati delle analisi chimico-fisiche e batteriologiche dei pozzi e serbatoi dal 2013 al 2015, emergono valori di gran lunga superiori ai limiti di legge per quanto riguarda i parametri “conducibilità”, “cloruri” e “durezza” con riferimento ai serbatoi Bufalaro basso, Teracati e pozzo San Nicola. Alla richiesta di integrazione del 16.12.2015 veniva dato riscontro completo in data 21.12.2015 ed emergeva , oltre alla non conformità di alcuni parametri chimico-fisici, anche la non conformità per il parametro batteri coliformi a 37° prima della clorazione nei serbatoi Bufalaro basso e Teracati in alcuni periodi del 2013 e del 2014.

Infine, in data 4.02.2016 veniva richiesto all’Asp di Siracusa, all’Assessorato per la Salute e al Sindaco di Siracusa: se e in che modo la popolazione fosse stata mai messa a conoscenza dei rischi alla salute che potrebbero derivare dal consumo di acqua con eccessive concentrazioni di sali; se fossero mai state emesse ordinanze sindacali con le quali si vietasse il consumo di acqua per fini alimentari nelle zone interessate dal superamento dei parametri di legge; se e quali interventi fossero mai stati intrapresi al fine di migliorare (o quantomeno riportare ai parametri di legge) la qualità dell’acqua a Siracusa;se e quali provvedimenti fossero stati adottati per adeguare le tariffe all’effettiva qualità dell’acqua erogata a Siracusa.
Alla suddetta richiesta, l’Asp rispondeva in data 16.05.2016, mentre l’Assessorato Regionale della Salute in data 28.06.2016, dopo sollecito del 6 Giugno scorso. Entrambe le Autorità sono consapevoli della problematica decennale “legata all’elevata concentrazione salina delle acque sotterranee utilizzate a Siracusa per la distribuzione al consumo umano”. L’Asp inoltre sottolinea che, nel corso degli anni, le varie società di gestione delle acque siracusane che si sono succedute nell’incarico, erano state autorizzate dalla Regione Siciliana all’utilizzo dei pozzi incriminati in deroga ai parametri tabellari (200 mg/l per il sodio e 250 mg/l per i cloruri), per un Valore Massimo Ammissibile (V.M.A.), rispettivamente di 324 mg/l per il sodio e 664 mg/l per i cloruri, deroga prorogata negli anni fino al 31/12/2006.  Dopo tale data, la società che gestiva al tempo l’acquedotto di Siracusa, è stata invitata, con diverse comunicazioni ufficiali indirizzate anche al Sindaco, a pianificare ed attuare interventi atti a migliorare la qualità delle acque in distribuzione, imponendo il rientro dei parametri difformi ai limiti consentiti dalla legge.

Nel Settembre del 2012 la SAI 8, dopo il fallito tentativo di migliorare la qualità delle acque attraverso l’utilizzo di tre pozzi pilota, inoltrava all’Assessorato Regionale per la Sanità e per conoscenza al Ministero della Salute, istanza di concessione in deroga all’utilizzo delle fonti di approvvigionamento storicamente “fuori range”. In risposta alla nota, il Ministero della Salute evidenziava l’impossibilità di concedere ulteriori deroghe e, rimandava all’Assessorato Regionale la gestione della non conformità.
Quindi a tutt’oggi, non risulta essere stata concessa alcuna deroga per i valori tabellari dall’Ufficio Regionale competente. L’ultima deroga risulta essere quella del 2006. E siamo nel 2016.

Riguardo ai rischi per la salute che possono derivare dal consumo di acqua ricca di cloruri e sodio, i vari responsabili del servizio di Igiene Pubblica (già dal 1994), confortati dall’autorevole parere del prof. Giuseppe Giammanco, Direttore dell’Istituto d’Igiene dell’Università di Catania, pur esprimendo giudizio di non conformità dell’acqua fornita dall’acquedotto di Siracusa relativamente ai parametri in questione, hanno messo in evidenza che la stessa, in via generale, può essere utilizzata per gli usi alimentari e di cucina senza alcun danno per la popolazione generale ma con una controindicazione relativa per cardiopatici ed ipertesi e per tutti coloro che presentano patologie legate al contenimento del cloruro di sodio nell’assunzione giornaliera.
Proprio per questi motivi, gli Uffici preposti invitavano l’Amministrazione Comunale ad informare la popolazione. Addirittura l’ASP suggerì di utilizzare come canale di informazione per la cittadinanza la documentazione commerciale di pagamento inviata all’utenza, cioè le classiche bollette, rappresentando questo un potente mezzo di comunicazione capillare, economico, efficace, di immediata realizzazione e diffusione.

Il 31 Marzo 2014, dopo il fallimento della Sai 8, l’ASP di Siracusa, inviava una nota al Sindaco di Siracusa, (richiesta già formulata allo stesso nel 2012), con cui chiedeva di adottare opportuni provvedimenti atti a risolvere fattivamente la problematica. Inutile dire che né nel 2012, Sindaco Visentin, né nel 2014, Sindaco Garozzo, alle raccomandazioni dell’ASP è stato mai dato riscontro!
Sempre l’ASP sottolinea che: “ad oggi, gli interventi messi in atto pur producendo dei risultati nel breve termine, nel medio e nel lungo termine si sono rivelati insufficienti, per cui l’ente gestore deve prendere in esame soluzioni tecnologiche diverse rispetto a quelle finora tentate.”
Alla luce di quanto detto sopra, la cosa più grave è l’inerzia dell’attuale Amministrazione Comunale, che sembrava tanto attenta e scrupolosa al problema dell’acqua prima delle elezioni, ma poi non si è rivelata neppure interessata a riscontrare le varie richieste che da mesi noi cittadini formuliamo al fine di comprendere e sollecitare una soluzione al gravoso problema dell’acqua a Siracusa (richieste inviate al Sindaco il 4 Febbraio 2016 e il 31 Maggio 2016).
Di fronte alle continue interruzioni del servizio idrico più o meno in tutte le zone della città e, da ultimo, in maniera preponderante e per svariati giorni nella zona del Plemmirio, emerge un problema che riguarda anche la struttura stessa della rete idrica che, a quanto pare, necessita di continue riparazioni e interventi.

Alcune domande vogliamo comunque farle al nostro Sindaco, sperando ci degni di una qualche considerazione: Al momento dell’affidamento al nuovo gestore, si è provveduto ad inserire nel bando le informazioni relative alla situazione dell’acqua a Siracusa o clausole relative al miglioramento della qualità dell’acqua?  Quali sono stati i piani di intervento adottati per riportare i valori di sodio e cloruri alle soglie di legge?  In ordine al potenziale pericolo per la salute di alcuni cittadini relativamente al superamento dei valori di sodio e cloruri, come mai non è mai stato applicato l’art. 10 del D.Lgs 31/2001, comma 2: “Sia che si verifichi, sia che non si verifichi un superamento dei valori di parametro, qualora la fornitura di acque destinate al consumo umano rappresenti un potenziale pericolo per la salute umana, l’azienda unità sanitaria locale informa l’autorità d’ambito, affinché la fornitura sia vietata o sia limitato l’uso delle acque ovvero siano adottati altri idonei provvedimenti a tutela della salute, tenendo conto dei rischi per la salute umana che sarebbero provocati da un’interruzione dell’approvvigionamento o da un uso limitato delle acque destinate al consumo umano”.
E il comma 3: “le autorità competenti informano i consumatori in ordine ai provvedimenti adottati”.
A prescindere dal fatto che nessuno definisce l’acqua erogata nelle nostre case e destinata al consumo umano, quindi anche ad essere bevuta, “non potabile”, al di là di ogni definizione giuridica o rimpallo di competenze, la popolazione deve essere informata sull’acqua che beve!!! Esiste una via di mezzo tra il totale divieto d’uso dell’acqua per il consumo umano e l’uso continuo di quell’acqua con quei parametri. I cittadini vanno informati sulla qualità e/o sulla eventuale non potabilità dell’acqua erogata in vari quartieri della città, al fine di mettere in guardia gli ipertesi, i cardiopatici e tutti i soggetti a rischio, sui contenuti e sui possibili effetti dell’assunzione di acqua troppo dura e con contenuti eccessivi di cloruri e di sodio. E il Sindaco è il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio.

Chiediamo nuovamente e pubblicamente al Sindaco Garozzo quali siano i motivi per cui non abbia mai riscontrato le nostre richieste e soprattutto, cosa ben più grave, non abbia mai dato seguito alle indicazioni dell’Asp. A fronte di tutto ciò, ci chiediamo se sia giusto che i cittadini paghino un servizio così caro a fronte di una qualità dell’acqua che non rispetta i parametri consentiti dalla legge e di un servizio che va spesso incontro a interruzioni e guasti. In attesa di un segnale da parte dell’Amministrazione Comunale, stiamo valutando le azioni più efficaci per far valere i nostri diritti di consumatori e di cittadini.

© Riproduzione riservata


Articoli correlati: